Maestro del san Sebastiano Monti
Compianto di Cristo con Angeli
Olio su carta applicata su tavoletta, cm 29,3 x 17 1625 ca.
Provenienza: collezione privata
Sul Golgota, nembi plumbei evocano un’eclissi. Soave un lume dilaga nel vespro, carezzando l’artificiosa naturalezza del Cristo deposto. Le cosce tornite sfregano l’una contro l’altra con velata sensualità; è il maestoso, tacito abbandono di un antico eroe ferito. Arreso e trionfante. Un Angelo indugia soccorrevole nell’ombra, ha la tunica scolpita dal vento, scarmigliata la chioma tra grandi ali cupe mentre un altro, chino, affettuoso nella luce aurata, si accende di
un fulgore devoto, virile e femmineo ad un tempo. L’ovvia centralità narrativa della Croce è liberata dalle tradizionali simmetrie; le figure, disposte in un’animazione ondivaga, scalena, sono già protese al barocco. Pur nell’eccelsa consonanza di composizione, gesto e disegno, indicativa di un’ invenzione senza dubbio originale, il volto del Cristo corrisponde ad una fisionomia ricorrente nel Cerano [Cfr. Op. cit., 2005, pp.190-191, tav.44] in opere databili al secondo decennio del Seicento [Op. cit., 1989, pp.134 - 135], mentre gli Angeli sembrano ritagliati da una tela di Giulio Cesare Procaccini. Daniele Crespi, genio consumatosi con tragica precocità, seppe sintetizzare la tradizione lombarda con quella classicista bolognese in maniera aulica, solare, sebbene non scevra da visionarie, nordiche inquietudini. Tale apogeo stilistico, che il nostro dipinto incarna esemplarmente, si situa nell’anno 1623-24 [Cfr. Op. cit., 1996, p.7 e Op. cit., 2012, p.71], in concomitanza con l’esecuzione di un ciclo dipinti a Milano, nella distrutta Chiesa di San Protaso ad Monachos, per la Cappella dedicata a San Giovanni Battista. Simile svolta conseguì le nuove direttive estetiche post-tridentine delineate dal Cardinale Federico Borromeo, fondatore dell’Accademia Ambrosiana (1620), condensate nel suo De Pictura Sacra (1624) nel triplice imperativo: delectare, docere, movere. La polita anatomia del Cristo, i volti angelici, donano piacere estatico, esaltando l’estremo sacrificio. Lectio sul senso supremo del martirio sono la corona di spine e i chiodi venati di sangue, disposti lateralmente, senza enfasi; non orrore e contrizione hanno infuso in Gesù denigrazione e morte, ma una tenerezza quasi infantile, un desiderio di risorgere nella pace superna. Il medesimo modello virile del nostro Compianto ricorre in modo ossessivo in una nutrita serie di dipinti, non a caso variamente attribuiti al Cerano, al Procaccini, al Morazzone, al Crespi, che parte della critica riconduce ad un’unica, nuova personalità non meglio documentata: il Maestro del San Sebastiano Monti. L’emersione ex nihilo del Maestro si occasiona come soluzione alla diatriba attributiva [Cfr. Op. cit., 2006, p.33] riguardante la nota e controversa Pala con la Decollazione del Battista conservata in S. Alessandro a Milano (e relativo stupendo bozzetto in collezione privata) [Op. cit., 2012, tav. 37-38]; egli deriva il proprio nome da un San Sebastiano dell’antica Collezione del Cardinale Monti, successore di Federico Borromeo [Cfr. Op. cit., p.75] e sarebbe anche l’autore del San Francesco in estasi e Angeli [Ibid. tav.43] e del San Francesco in meditazione [Ibid. tav.42] in cui il modello ritratto è peraltro sempre lo stesso del nostro dipinto. Tra le tele attribuite al Maestro incontriamo infine due grandi pale conservate nella Chiesa di San Simpliciano a Milano; il nostro Compianto costituisce con evidenza la prima idea per la parte centrale del Compianto di Cristo [Op. cit., 2012, tav. 48-49, fig. 1]. La “tensione spirituale” e la “vocazione immaginifica” di queste due pale lascerebbero riconoscere nel Maestro ad un vero e proprio “alter ego” del Crespi, come se i due pittori fossero uniti da un “misterioso filo psicologico e stilistico” [Op. cit., 2012, pp.77-78], non escludendo che il Maestro possa essere stato l’ignoto iniziatore del Crespi alla pittura [Op. cit. 1989, pp.83-85]. Esiste inoltre un piccolo dipinto, recentemente esitato con attribuzione a Giovanni Andrea Ansaldo presso Farsettiarte (Asta n°169, lotto n°647), ora in prestigiosa Galleria Antiquaria come Maestro del San Sebastiano Monti, che riprende con varianti il tema del Compianto. La logica antecedenza della nostra vibrante prima idea rispetto alla monumentale tela di San Simpliciano, mancando ogni documentazione sulla committenza e la pristina collocazione, suggerirebbe di attribuire questo Compianto di Cristo con Angeli al Maestro del San Sebastiano Monti. Sul retro della sottile tavoletta di noce, vergate a bistro con tre grafie differenti si leggono: l’enigmatica sigla “D,C,F”(?), “DANIEL’’, “crespi”, il numero inventariale “31”. Tavoletta e strisce di carta sono unite dal principio, poiché in più punti l’originaria stesura del colore trapassa dal supporto cartaceo a quello ligneo sottostante; ciò rende plausibile che parte delle scritte sia coeva al dipin- to, o vero, una firma. Sarebbe pregiudizio quindi, se non errore, escludere per principio che il nostro Compianto possa essere una creazione dello stesso Daniele Crespi, prontamente accolta dal proprio fantomatico alter ego.
Leonardo Scarfò