Zuppiera “allo struzzo” di maiolica. Manifattura di Felice Clerici o di Pasquale Rubati, Milano, 1750 - 1780 circa
Beschreibung:
Zuppiera “allo struzzo” di maiolica
Manifattura di Felice Clerici o di Pasquale Rubati
Milano, 1750 - 1780 circa
cm 23,5 X cm 32,5 X cm 26
Stato di conservazione: una felûre consolidata all’interno e sbeccature restaurate sull’orlo
A Milano nel Settecento aprono due manifatture di maiolica: la prima, di Felice Clerici, nel 1745, la seconda nel 1756 di Pasquale Rubati.
Per tradizione questo tipo di decoro è stato attribuito alla manifattura di Pasquale Rubati. In realtà il motivo “allo struzzo”, che costituisce uno dei più chiari esempi di come il gusto per la cineseria avesse incontrato un notevole successo nel corso del XVIII secolo, fu prodotto, in esemplari di maggiore o minor pregio, da entrambe le manifatture milanesi.
La zuppiera in maiolica ha vasca ovale rigonfia e costolata, poggia su piede estroflesso e mostra anse a staffa.
L’ornato a tricromia, nei toni tipici dei decori giapponesi “Imari”, mostra un paesaggio orientale idealizzato che si sviluppa attorno a una roccia traforata con un salice dalle lunghe foglie lanceolate che incornicia la figura di uccello dalle lunghe zampe. L’ornato è completato da elementi decorativi come farfalle, piccoli fioretti e un vasetto con un sottile stelo fiorito.
Il coperchio è costolato con una pera in cima.
Il decoro è chiamato nelle manifatture milanesi “allo struzzo” e fa riferimento alla figura orientale Xian He ovvero la gru, simbolo di longevità, che perde qui la sua valenza simbolica. S’ipotizza che in alcune incisioni cinquecentesche presenti nelle manifatture milanesi doveva esserci anche la nota incisione del Maestro del Dado da Raffello Sanzio, nella quale tre putti giocano con uno struzzo, o forse possiamo pensare a quella raffigurante la caccia allo struzzo di Antonio Tempesta: tali raffigurazioni potrebbero aver influenzato la definizione di tale decoro. (Ausenda, R., a cura di, Musei e Gallerie di Milano. Museo d’Arti Applicate. Le ceramiche. Tomo secondo. Milano 2001, pp. 307-309 n. 309. Anche per un assortimento simile).
Anche lo smalto di colore leggermente azzurrato riprende i toni della porcellana orientale.
Questo tipo di ornamento ebbe un grandissimo successo tanto da essere utilizzato su molte forme e servizi e da essere proposto al pubblico settecentesco da entrambe le manifatture di Milano (Ausenda 2001, p. 307, n. 309).
Un confronto molto prossimo, anche se arricchito da tocchi di oro, è presente nella collezione Gianetti di Saronno (Ausenda R., a cura di, Ceramiche della collezione Gianetti, Milano 1996).