Scuola russa, XIX secolo
Icona con le storie di San Giorgio
Tempera su tavola, cm 38 x 30
Conforme agli standard compositivi delle più belle icone russe di inizio XIX , la presente icona organizza in una modulare griglia gli episodi salienti del percorso passionale di San Giorgio. I momenti, da leggersi dall’alto in basso e da sinistra verso destra, senza considerare il pannello centrale di dimensioni maggiori, condensano la congerie traboccante di prodigi, conversioni e resurrezioni dello stesso san Giorgio.
Educato alla religione cristiana dai genitori, Giorgio scelse la vita militare durante il governo dell’imperatore Diocleziano. Nonostante il più che egregio servizio prestato all’ideatore del sistema tetrarchico, Giorgio venne condannato dallo stesso imperatore al martirio in ragione della propria fede. Lacune recensioni della vita del Santo sostituiscono all’imperatore bizantino Diocleziano il regnante dei persiani, Daciano: la presente tavola potrebbe riferirsi ambivalentemente all’uno e all’altro, in ragione dei copricapi tipicamente persiani indossanti dai commilitoni che compaiono nelle varie scene. Il fatto tuttavia che larga parte della propria vita Giorgio la trascorse nei territori mediorientali, sarebbe anche possibile ipotizzare una convenzione da parte dell’artista nel rappresentare personaggi non romani, comunque estranei alla parabola religiosa e quindi pagani, come solitamente accadeva in epoca medievale. Al tempo del trasferimento in Palestina, Giorgio ebbe una visione in cui Dio comunicò lui ben sei anni di tribolazioni, tre morti e tre rispettive resurrezioni.
Nel primo riquadro, il santo è ricevuto da Diocleziano, che viene a conoscenza della sua religione. Dopo aver donato tutti i propri averi al popolo (II), Giorgio viene condotto in carcere dai soldati imperiali (III). Qui converte il magister militum Anatolio (IV), ma le torture iniziano immediatamente: dopo la ruota piena di chiodi e spade (V), il santo è sottoposto al supplizio dei calzari bollenti (VI), del fuoco (VII) per cui si dà nota una resurrezione (VIII). Di seguito, Giorgio entra in un tempio pagano e con un solo soffio abbatte tutti gli idoli di pietra (IX), ma viene nuovamente piegato dal fuoco (X) e probabilmente dal veleno (XI), salvo infine ricevere la decapitazione (XII). I Santi posti ai lati della tavola, Alessandro e Teodoro Stratelate, paiono infine riguardare all’episodio centrale, quello riproposto da Jacopo da Varazze nella Leggenda Aurea relativo all’uccisione del drago che infestava la città di Silene in Libia.