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Scheda articolo 277166
Imago Pietatis, Scuola padovana, metà XIV secolo 
Epoca : Medioevo

Scuola padovana, Metà XIV secolo

Imago Pietatis

Tempera su tavola, cm 38 x 18

L’affascinate tavola a fondo oro in esame, raffigurante la pietà di Cristo, è da riferire ad un pittore padovano, della metà del Trecento. La tavola evidenzia l’appartenenza ad un’area culturale influenzata dalla pittura bizantineggiante-veneziana, già virtuosamente a conoscenza delle novità introdotte da Giotto all’inizio del Trecento a Padova. Tra i pittori operanti a Padova durante il Trecento sono pervenuti sino ad oggi una serie di monumenti chiave, di emblematica importanza per il convincimento artistico delle generazioni che seguirono. Per Giotto c’è la Cappella dell’Arena, per Giusto dei Menabuoi il Battistero, per Altichiero l’Oratorio di San Giorgio, infine per Guariento, all’ambito del quale è da riferire la presente, la Cappella maggiore della chiesa degli Eremitani. Guariento nacque attorno al 1310 raggiungendo, secondo la cristica artistica, piena maturità quando volsero gli anni Quaranta del XIV secolo; le fonti ne dichiarano cessata l’opera tra il 1367 ed il 1370. L’impegno nella città di Padova è documentato sin dagli anni Trenta: di fianco alla nodale produzione di pitture murali entro la Chiesa degli Eremitani, che diedero così lustro a Guariento da provocarne l’assidua richiesta da parte di molti notabili dell’alta Italia, si collocò l’opportuna fedeltà ai Carraresi, presso i quali l’artista fu ripetutamente attivo; anche i documenti relativi alla stessa ne rammentano il solare impegno con dovizia di inventario. Guariento si era formato probabilmente nella bottega del cosiddetto Maestro del Coro Scrovegni, che ne aveva fortemente influenzato il ductus, come si evince dalle acerbe opere ricondotte lui, quali le tavolette con Quattro Santi e Quattro Sante, oggi nelle collezioni della Pinacoteca Vaticana. Seguitamente, Guariento si accostò ai modi di Giotto, come traspare nella Croce di Bassano del Grappa per la chiesa di San Francesco (oggi Museo Civico di Bassano). Le commesse successive all’esperienza padovana, che misero l’artista in contatto con i banchieri Rossi-Botsch di Bolzano e con i dogi Giovanni Dolfin e Marco Corner, contribuirono ad aprirne il linguaggio verso il prontuario gotico più internazionale. Già allo scoccare del quarto decennio del XIV, Guariento era avvezzo all’impalpabile linea flessuosa e sinuosa della tradizione più canonica del goticismo d’Oltralpe. Anche nella presente opera si rispecchia l’intelligente dialogo con i preziosi esponenti di questo periodo artistico attivi in Valpadana, quali Tommaso da Modena e Vitale da Bologna. La tavoletta ripropone pienamente lo stile maturo dell’artista, ricostruibile attraverso il tracciamento del suo corpus pittorico. La restituzione di genuino pathos entro figura del Cristo, ottenuta attraverso l’accorta modellazione del fisico del Redentore, patiens ed emaciato nella testimonianza concreta della Passione sofferta, ricorre anche nel solido plasticismo di due angeli in collezione del Museo Civico di Padova, eseguiti da Guariento attorno al 1357. Il formalismo ereditato dagli esempi lasciati dall’artista nei locali della Chiesa degli Eremitani di Padova, quali l’eccellente Cristo risorto e l’originalissimo Ubertino da Carrara, contribuiscono a sottolineare l’importanza di Guariento nel corroborare, tra i primi, gli influssi medievali provenienti dall’area padovana con gli stilemi più aggiornati della cultura centro italiana. È possibile intessere particolari confronti tra la presente e il Cristo passo eseguito dall’artista, oggi in collezione privata; entrambe le opere sono riferibili all’eredità inserita da Guariento nel vivace intreccio della già cultura artistica settentrionale. Le nodosità figurative che caratterizzano il viso del Cristo, lumeggiate nelle spigolature, di vivissima resa nella dosatura plastica dei colori a definire i chiaroscuri ed i cambiamenti di piani, riferiscono ancora una volta la decisiva formazione rivestita dall’arte padovana sin dal principio del secolo.

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