Giovanni Bernardo Carbone
(Genova 1616 - 1683)
Ritratto di Gentiluomo, entro il 1658
Olio su tela, cm 122x97
Scheda di Giacomo Montanari
Il dipinto ritrae un non identificabile aristocratico, colto dal pittore mentre ruota il capo e lo sguardo alla sua sinistra, come distratto dall'ingresso - improvviso - dell'osservatore nella sala di posa. Dallo sfondo scuro emergono, con forza, il rosso drappo di vandickiana memoria che occupa la porzione destra del dipinto e la rutilante tovaglia stesa sul tavolinetto sul medesimo lato. La mano sinistra dell'effigiato si posa su quest'ultimo oggetto, mentre la destra - colta a mezz'aria - sembra ancora animata dal fervore di un discorso o da una "messa in posa" di stampo oratorio, appena dismessa. Labito mostra delle raffinate maniche a spacco, con polsini e colletto bianchi, chiuso al collo da un nappino che pende sul petto. Il volto, che sembra raffigurare un uomo di età non superiore ai trent anni, presenta un incarnato florido e rubizzo, enfatizzato da labbra carnose, ben delineate, di un rosso intenso e serrate in una espressione seria e impassibile. L'anonimo soggetto - sotto un naso importante - porta un paio di corposi mustacchi, richiamati sul mento da una mosca attentamente curata, mentre i grandi occhi scuri cercano - fuori dallo spazio del quadro - il responsabile della sua distrazione momentanea. L'opera presenta le caratteristiche formali adottate dalla ritrattistica di ambito genovese a partire dalla fine del terzo decennio del Seicen-to, mutuate in larga parte dalle tipologie compositive imposte dalla ritrattistica di Antoon van Dyck (1599-1641, attivo a Genova tra il 1621 e il 1627) e praticate da altri fiamminghi come Jan Roos (1591 - 1638) o Jan Hovaert (c. 1615-1665), entrambi morti a Genova e autori tra i più celebrati di ritratti per l'aristocrazia cittadina'. Tuttavia, l'opera sembra risentire di una maniera più vicina ai modi di un artista ispirato dalla tradizione fiamminga della prima metà del secolo, ma di formazione e ascendenza genovese, come il valentissimo ritrattista Giovanni Bernardo Carbone (1616-1683), la cui figura è stata brillantemente ricostruita nel recente lavoro monografico di Daniele Sanguineti? Sembra, infatti, di poter riconoscere tratti autografi del Carbone nella tormentata pennellata che tratteggia e illumina le stoffe, tirandole e rilascian-dole con veloci e spregiudicati bighlights, come è ben evidente nella tiratissima tovaglia del tavolinetto e nel morbido pendere dell'opulento e teatrale tendag-gio. La materia pittorica si fa poi soffio gentile nelle trasparenze dei polsini, che sottolineano ancora di più la terrigna, carnosa e vivida presenza delle mani, tutt'altro che diafane, bensì animate e presenti, come il volto dell'effigiato. Queste caratteristiche pittoriche, ben lungi dall'essere riscontrabili solo nell'ambito della produzione ritrattistica del pittore genovese, segnalano l'agire artistico del Carbone anche nei dipinti di soggetto sacro, tra i quali si segnala la "Madonna con il Bambino" dei Musei di Strada Nuova di Genova (inv. PR 97), dove sono analogamente trattati i rossi dell'abito della Vergine. Analoga cura negli incarnati e nella feriale umanità di labbra, mani, occhi emerge con forza nel prezioso ritratto raffigurante Lucrezia Pallavicino, probabilmente eseguito nell'anno del matrimonio con Gio. Giacomo Brignole: una data, il 1658, che può costituire il termine ante quem per collocare cronologicamente la tela oggetto di questo intervento. Alla fine del sesto decennio, infatti, Carbone appare drammaticamente autonomo e capace di infondere personalità e scelte autoriali indipendenti nei suoi dipinti, pur mantenendo una mai dimenticata predilezione per l'eredità acquisita dai riferimenti all'operato di Van Dyck (si veda, nel caso del ritratto Pallavicino, la presenza giocosa del servo moro, chiaro riferimento ad analoghe scelte compositive e pittoriche dei fiamminghi sopra ricordati). All'inizio di questa fase, attorno al 1650, si potrebbe collocare la tela in oggetto, ancora saldamente legata agli stilemi compositivi e alle peculiarità esecutive che così fortemente avevano segnato la tipologia del ritratto in terra di Liguria e - in particolare - a Genova