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Tecniche Pittoriche nel Settecento: Materiali e Metodi

Tempo di lettura: ~7 min  |  A cura di AnticoAntico

Tecniche Pittoriche nel Settecento: Materiali e Metodi

Il Settecento, secolo di Lumi e trasformazioni sociali, vide una significativa evoluzione nelle tecniche pittoriche, influenzata sia dalle scoperte scientifiche che dalle nuove esigenze estetiche. La pittura, da strumento di celebrazione del potere a mezzo di espressione individuale e specchio della società, subì una metamorfosi profonda, che si rifletté nell'uso di materiali e metodi sempre più sofisticati.

I Supporti: Tela, Tavola e Muri

La tela rimase il supporto predominante, ma la sua preparazione divenne più accurata. Si preferivano tele di lino, talvolta di canapa, di grana fine, per ottenere superfici più lisce e adatte ai dettagli minuziosi e alle velature. La preparazione della tela era un processo laborioso: l'intelaiatura, l'incollatura (generalmente con colla di coniglio) e l'applicazione di diversi strati di preparazione a base di gesso e olio. Questa preparazione, detta "imprimitura", creava una superficie uniforme e leggermente assorbente, ideale per l'adesione del colore. Il colore dell'imprimitura variava a seconda dell'effetto desiderato: toni chiari per opere luminose, toni scuri o rossastri per creare profondità e risalto.

La tavola, pur meno diffusa rispetto al passato, continuò ad essere utilizzata, soprattutto per dipinti di piccole dimensioni e per opere destinate a contesti religiosi. La preparazione della tavola seguiva principi simili a quelli della tela, con l'applicazione di strati di gesso e colla. La scelta della tavola offriva una maggiore rigidità e stabilità al supporto, ideale per la pittura a olio e per la realizzazione di dettagli estremamente precisi.

La pittura murale conobbe una rinnovata fortuna, soprattutto nella decorazione di palazzi e chiese. La tecnica dell'affresco, sebbene ancora praticata, venne affiancata da nuove tecniche come la pittura a secco, che consentiva una maggiore libertà espressiva e la possibilità di ritocchi. In particolare, si diffuse l'uso di colori a tempera applicati su un intonaco già asciutto, una tecnica che permetteva di ottenere effetti cromatici più vivaci e brillanti rispetto all'affresco tradizionale.

I Pigmenti: Una Tavolozza in Espansione

Il Settecento vide un ampliamento della gamma di pigmenti disponibili, grazie alle scoperte chimiche e ai nuovi commerci con l'Oriente e le Americhe. Accanto ai pigmenti tradizionali come le terre (ocra, terra di Siena, terra d'ombra), i bianchi (bianco di piombo, bianco di San Giovanni), i neri (nero d'avorio, nero di vite) e i blu (oltremare, azzurrite), si diffusero nuovi colori come il giallo di Napoli, un pigmento a base di antimonio e piombo, e il blu di Prussia, un pigmento sintetico scoperto accidentalmente all'inizio del secolo. Questi nuovi pigmenti offrivano tonalità più intense e brillanti, contribuendo a una maggiore vivacità cromatica nella pittura.

La preparazione dei pigmenti era un'operazione delicata e richiedeva una profonda conoscenza delle proprietà chimiche dei materiali. I pigmenti venivano macinati finemente e mescolati con olio di lino o altri leganti per ottenere la consistenza desiderata. La qualità dei pigmenti influiva notevolmente sulla resa cromatica e sulla durata nel tempo del dipinto.

I Leganti: Olio, Tempera e Pastello

L'olio di lino rimase il legante più utilizzato nella pittura a olio, grazie alla sua versatilità e alla sua capacità di creare velature trasparenti e sfumature delicate. Tuttavia, si sperimentarono anche altri oli, come l'olio di noci, che offriva una maggiore luminosità e brillantezza ai colori. La pittura a olio consentiva una grande libertà espressiva, permettendo al pittore di lavorare a lungo sul dipinto, apportando correzioni e modifiche nel tempo.

La tempera, pur meno diffusa rispetto al passato, continuò ad essere utilizzata, soprattutto per la pittura murale e per la realizzazione di opere di piccole dimensioni. La tempera all'uovo, in particolare, offriva una maggiore brillantezza e vivacità ai colori, rispetto alla pittura a olio. La tempera richiedeva una maggiore rapidità di esecuzione, in quanto i colori si asciugavano rapidamente.

Il pastello conobbe una grande popolarità nel Settecento, soprattutto nella ritrattistica. La tecnica del pastello consisteva nell'utilizzo di bastoncini di pigmento puro, mescolati con un legante leggero come la gomma arabica o la cera. Il pastello offriva una grande immediatezza espressiva e permetteva di ottenere effetti di grande morbidezza e delicatezza. La tecnica del pastello era particolarmente adatta alla resa degli incarnati e delle vesti, conferendo ai ritratti un aspetto vellutato e luminoso.

Le Tecniche Pittoriche: Velature, Sfumato e Impasto

Il Settecento vide l'affermazione di diverse tecniche pittoriche, tra cui le velature, lo sfumato e l'impasto. Le velature consistevano nell'applicazione di strati sottili e trasparenti di colore, sovrapposti l'uno all'altro, per creare effetti di profondità e luminosità. Lo sfumato, tecnica già utilizzata nel Rinascimento, venne perfezionato nel Settecento, raggiungendo livelli di grande raffinatezza. L'impasto, al contrario, consisteva nell'applicazione di strati spessi di colore, creando una superficie materica e tridimensionale. L'impasto veniva spesso utilizzato per evidenziare particolari dettagli o per creare effetti di luce e ombra.

La scelta della tecnica pittorica dipendeva dallo stile dell'artista e dall'effetto desiderato. I pittori neoclassici, ad esempio, prediligevano una pittura liscia e uniforme, con velature delicate e sfumati impercettibili. I pittori rococò, al contrario, amavano una pittura più vivace e materica, con impasti evidenti e colori brillanti.

Per approfondire la tua conoscenza sullo stile dei dipinti del Settecento, visita la nostra pagina dedicata: Storia dei dipinti del '700. Scopri come riconoscere i dipinti del '700 e gli stili dei dipinti del '700.

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