Il dipinto presenta una complessa struttura accademica tardo-barocca incentrata sul tema dell'Incoronazione della Vergine. La scena è organizzata su più registri celesti e terreni all'interno di un'inquadratura ovale fittizia:
Il Registro Superiore (La Trinità): Nella parte più alta della composizione, immersi in una luce dorata e tra le nuvole, si trovano le figure di Gesù Cristo (a sinistra, raffigurato a torso nudo con il mantello chiaro) e di Dio Padre (a destra, l'anziano barbuto avvolto in un manto dorato). Insieme, sorreggono e calano la corona regale. Sopra di loro, al centro esatto, vola la colomba dello Spirito Santo, completando la Trinità.
Il Registro Centrale (La Vergine Maria): Seduta sulle nuvole, in posizione di umile sottomissione ma fulcro emotivo della tela, la Vergine Maria attende l'incoronazione con le mani giunte sul petto. Indossa la classica tunica rosata e il manto azzurro-verde.
Il Registro Inferiore (I Santi Intercessori): * A sinistra, in primo piano, spicca una figura maschile vigorosa (verosimilmente un Santo apostolo o un martire, forse San Giuseppe o San Pietro data l'impostazione, ma l'assenza di attributi specifici è tipica della fase preliminare del bozzetto) avvolta in un panneggio rosso acceso, che funge da "quinta" visiva introducendo l'osservatore nella scena.
A destra, una figura femminile inginocchiata e velata in preghiera, identificabile probabilmente con Sant'Anna o un'altra figura di santa vedova/matrona.
Tutto intorno si muove una fitta schiera di putti, angioletti e cherubini; uno di essi, in basso al centro, è seduto a terra e suona uno strumento a corde (un liuto).
La natura di modello o studio preparatorio per un'opera di grandi dimensioni (come la decorazione di una cupola, di un catino absidale o di una grande tela d'altare) è supportata da diversi elementi tecnici e formali chiaramente visibili nei dettagli fotografici:
La pennellata rapida, compendiaria e "di getto": Nei dettagli del volto di Dio Padre, di Cristo e dei putti, si nota come la materia pittorica sia stesa per tocchi rapidi e filamentosi (la cosiddetta pittura "di macchia"). L'artista non indugia sul dettaglio calligrafico o sulla finitura della pelle, ma definisce i volumi, le ombre e le luci con sciabolate di bianco e ocra. Questo serve al pittore per studiare l'effetto d'insieme e l'impatto luministico (il chiaroscuro) prima di riportarlo in grande scala.
La cornice ovale dipinta su tela rettangolare: Lo sfondo scuro che delimita la composizione a forma di ovale serve proprio come linea di guida architettonica. Indica che l'opera finale sarebbe stata inserita in uno specifico spazio ovale (es. uno stacco di volta o una cornice monumentale in stucco all'interno di una chiesa).
La scritta sul retro del telaio: La firma o iscrizione antica "S. Conca" presente sul fusto ligneo del telaio sul retro testimonia l'attribuzione storica e collezionistica consolidata al maestro o alla sua attivissima bottega.
L'opera riflette perfettamente i dettami della scuola napoletana del Settecento, di cui Conca fu uno dei massimi interpreti internazionali.
La Tavolozza Cromatica: L'uso dei contrasti tra i rossi accesi del primo piano, i pastelli delicati dei manti della Vergine (rosa e azzurro) e le campiture dorate dello sfondo del Paradiso è tipico del classicismo barocco romano, alleggerito dalle prime influenze rocaille.
Il movimento delle figure: I putti guizzanti, le nubi vaporose che creano una spirale ascensionale e la grazia nei volti (in particolare il profilo dolce della Madonna e l'espressività accennata dei santi) richiamano direttamente i modelli compositivi delle grandi commissioni romane e napoletane del Conca (come gli affreschi per la chiesa di Santa Maria della Scala a Siena o per San Giovanni in Laterano a Roma).
Ci troviamo di fronte a un manufatto di notevole interesse per il mercato dell'antiquariato e della storia dell'arte: un'opera "viva", che documenta l'idea creativa nel suo farsi. La freschezza della stesura, unita alla corretta tracciabilità sul retro e alla qualità dei passaggi di luce, rende questo ovale un eccellente e tipico esempio di modello d'atelier settecentesco della cerchia di Sebastiano Conca.
Stato di conservazione: L' opera si presenta ancora in prima tela su telaio del XIX sec. Cornice antica ma non coeva.
Dimensioni: 64 x 87 cm compresa la tela, 55 x 76 il dipinto.
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Questo pezzo fa parte della storia e dello stile: Arte Religiosa.