Germania, XVII secolo
Arcangelo Michele e Arcangelo Raffaele
(2) Legno di bosso, cm 17,5 x 8 x 6
Questa coppia di raffinate sculture in miniatura, raffigurante gli arcangeli Michele e Raffaele, costituisce un mirabile esempio della statuaria da camera di manifattura tedesca del XVII secolo. Le due opere sono intagliate nel legno di bosso, un'essenza lignea pregiata, celebre per la sua straordinaria compattezza, la venatura quasi invisibile e la densità strutturale, qualità che storicamente hanno permesso agli scultori d'Oltralpe di raggiungere livelli di virtuosismo e dettaglio microscopico altrimenti impensabili su scale così ridotte. Dal punto di vista stilistico, i due simulacri incarnano pienamente la transizione tra il tardo Rinascimento e la prorompente estetica del Barocco nordico. I corpi degli angeli sono infusi di un dinamismo trattenuto ma vibrante, evidente nel gioco contrapposto delle membra e nella complessa torsione dei busti. L'arcangelo a sinistra, identificabile con tutta probabilità come Raffaele – qui colto in un atteggiamento di solenne cammino o guida, con un lembo del mantello sollevato che mima il movimento –, dialoga simmetricamente con la figura di destra, l'arcangelo Michele. Quest'ultimo, solido nella sua postura guerriera, poggia con fiera fermezza la mano destra sul pomolo di una spada rivolta verso il basso, simbolo della sua vittoria contro le forze del male. L'artificio tecnico si manifesta con sfolgorante virtuosismo nel panneggio delle vesti. Le tuniche "all'antica", d'ispirazione militare romana, si rompono in pieghe profonde, spigolose e asimmetriche, tipiche della tradizione scultorea germanica. Queste pieghe creano un fittissimo chiaroscuro che esalta la lucentezza naturale del bosso, enfatizzata da una patinatura calda e ambrata. La precisione calligrafica si estende alla resa anatomica dei calzari, alla fisionomia dei volti dai tratti nobili incorniciati da riccioli composti, e soprattutto al piumaggio delle ali, intagliato penna per penna con una nitidezza quasi orafa. Oggetti di questa caratura non erano destinati alla devozione pubblica, bensì a un collezionismo colto e privato. Trovarono originariamente la loro ideale collocazione nelle celebri Kunstkammer (le "camere delle meraviglie") delle corti principesche o dell'alta borghesia tedesca. In questi spazi, le piccole sculture in bosso venivano esposte accanto a rarità naturali e manufatti esotici, ammirate da vicino non solo come simboli di protezione spirituale, ma soprattutto come trionfi dell'ingegno umano capaci di sfidare i limiti della materia.
Questo pezzo fa parte della storia e dello stile: Il Seicento: Arte, Storia e Cultura.