Attribuito a Giovanni Zebellana (Verona, 1457 - 1504 ca).
Scultura in legno intagliato e dipinto in policromia, con tracce di doratura (misure cm H.80 x L.60).
Il personaggio è riconoscibile come “Santo Vescovo”; i due dischi gialli sulla mitria, circondati da sottili raggere di fuoco, possono far pensare a Sant'Agostino.
La posizione è frontale e ieratica, con forte espressività, fronte corrugata, bocca leggermente aperta.
Nella fibbia dorata che chiude il piviale il maestro intagliatore ha simulato con grande perizia un'opera di alta oreficeria, scolpendo un intricato motivo a intreccio o "a nodi", tipico del gusto tardo-gotico e del primissimo Rinascimento.
L’opera è databile nell’ultimo quarto del Quattrocento ed è riferibile a una bottega d'intaglio di Verona, città che eccelleva per la presenza di una notevole scuola di scultura lignea.
In particolare, sensibili affinità emergono con la produzione di Giovanni Zebellana (Verona 1457-1504), fine scultore del legno da poco riemerso dopo secoli di oblio.
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