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Antonio Balestra (Verona, 1666-1740).
Pittore ed incisore, nel 1690 si trasferì da Verona, sua città natale, a Roma, dove divenne allievo di Carlo Maratta, a sua volta allievo di Andrea Sacchi. L'artista si mosse subito su due fronti: quello della committenza ecclesiale e quello della committenza pubblica, facendosi conoscere ed apprezzare da entrambe le parti sia a Venezia che a Verona.
Nel 1725 divenne anche membro dell'Accademia romana di San Luca.
Successivamente, la notorietà a Venezia gli venne riconosciuta soprattutto per l'Annunciazione della chiesa degli Scalzi, che rivela una straordinaria capacità compositiva e un nuovo uso del colore in stile rococò.
Tra le opere maggiori si collocano, tra il 1717 e il 1718, il lavoro a Padova per la chiesa di Santa Giustina, in cui sono conservate le due tele raffiguranti il Martirio dei santi Cosma e Damiano, considerate il suo più grande capolavoro per la grandiosità e la teatralità della scena. Il suo stile è composto e freddo e quindi indipendente dalla cultura figurativa che si andava delineando a cavallo tra il Seicento e il Settecento. Dopo il periodo romano e veneziano, Balestra fece ritorno a Verona, dove lavorò principalmente per committenze ecclesiastiche.
La sua ultima opera, prima della morte avvenuta nel 1740, fu la decorazione ad affresco per la villa dell'amico Alessandro Pompei.
“‘Diana, coi suoi levrieri e sfondo di paesaggio con due ninfe che, in secondo piano, a destra, si bagnano in un laghetto’ e ‘Il cacciatore Endimione dormiente con amorini in un paesaggio’ sono opere del pittore Antonio Balestra (Verona, 1666 - 1970), desunte dalle “Metamorfosi” di Ovidio”.
Maurizio MARINI, La pittura del Settecento veneto, Udine, 1982
Dimensioni: H147xL198 cm cad.
Tecnica: olio su tela