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Miti e Leggende Romane: Fondazione di Roma

Tempo di lettura: ~7 min  |  A cura di AnticoAntico

Miti e Leggende Romane: La Fondazione di Roma

Le Origini Mitiche: Enea e la Stirpe Troiana

La leggenda della fondazione di Roma affonda le sue radici in un passato mitico, strettamente legato all'epopea troiana narrata da Omero nell'Iliade. Secondo la tradizione, Enea, principe troiano figlio di Venere e di Anchise, fuggì dalla città in fiamme dopo la caduta di Troia, guidato dal destino e dalla volontà divina. Dopo un lungo e periglioso viaggio attraverso il Mediterraneo, narrato nell'Eneide di Virgilio, Enea approdò sulle coste del Lazio.

Qui, Enea combatté contro le popolazioni locali, in particolare contro Turno, re dei Rutuli, e sposò Lavinia, figlia del re Latino, fondando la città di Lavinio. Da Enea discese una stirpe reale, che regnò su Alba Longa per diverse generazioni. Questa connessione con la nobile stirpe troiana conferì ai Romani un'aura di prestigio e legittimità fin dalle loro origini.

L'Eneide, scritta in epoca augustea, ebbe un ruolo fondamentale nel consolidare questa narrazione mitica, fornendo una base ideologica per l'Impero Romano. L'opera di Virgilio celebrava le virtù romane, come la pietas (devozione verso gli dei, la famiglia e la patria), il valore militare e la capacità di governare, presentandole come un'eredità diretta dei Troiani.

Romolo e Remo: Il Mito Fratricida

La storia di Romolo e Remo è il cuore pulsante del mito di fondazione di Roma. Discendenti di Enea attraverso la stirpe reale di Alba Longa, Romolo e Remo erano figli di Rea Silvia, figlia di Numitore, re deposto da suo fratello Amulio. Amulio, per evitare rivalità dinastiche, costrinse Rea Silvia a diventare vestale, sacerdotessa votata alla castità.

Tuttavia, Marte, dio della guerra, si innamorò di Rea Silvia e la rese madre di due gemelli. Amulio, infuriato, ordinò che i neonati venissero abbandonati nel fiume Tevere. La cesta che li conteneva si arenò sulle rive del fiume, ai piedi del Palatino, dove furono trovati e allattati da una lupa, un animale che divenne simbolo di Roma.

Cresciuti da un pastore di nome Faustolo e da sua moglie Acca Larenzia, Romolo e Remo scoprirono la loro vera identità e, una volta adulti, uccisero Amulio e restituirono il trono a Numitore. Decisi a fondare una nuova città, i gemelli litigarono sul luogo e sul nome da darle. Per dirimere la questione, si affidarono al volere degli dei attraverso l'auspicio: Remo si posizionò sull'Aventino e Romolo sul Palatino.

Remo vide sei avvoltoi, mentre Romolo ne vide dodici. Interpretando questo come un segno divino, Romolo tracciò il solco sacro (pomerium) con l'aratro sul Palatino, delimitando i confini della futura città. Remo, irridendo il fratello, scavalcò il solco, infrangendo la sacralità del confine. Romolo, furioso, lo uccise, pronunciando la celebre frase: "Così sia d'ora in poi per chiunque oserà valicare le mie mura!".

Interpretazioni e Significato del Mito

Il mito di Romolo e Remo, con il fratricidio come atto fondativo, è ricco di significati simbolici. Rappresenta la violenza e la lotta per il potere che hanno caratterizzato la storia di Roma, ma anche la determinazione e la forza necessarie per costruire un impero. L'uccisione di Remo può essere interpretata come la necessità di eliminare ogni ostacolo alla realizzazione del destino di Roma.

La lupa, che allattò i gemelli, simboleggia la forza della natura, la fertilità e la capacità di nutrire e proteggere. Enea, Romolo, la lupa: figure che incarnano la forza, il coraggio, la pietà e la capacità di costruire un futuro glorioso. Questi miti, tramandati di generazione in generazione, contribuirono a forgiare l'identità romana e a rafforzare il senso di appartenenza alla comunità.

La fondazione di Roma, tradizionalmente datata al 21 aprile 753 a.C., divenne un evento cardine nella storia romana, celebrato ogni anno con feste e rituali. Il mito, pur nella sua dimensione leggendaria, fornì una narrazione coerente e avvincente delle origini di Roma, legittimandone il potere e la grandezza.

Influenza del Mito nell'Arte e nella Cultura

Il mito di Romolo e Remo, così come le vicende di Enea, hanno ispirato innumerevoli opere d'arte nel corso dei secoli. Sculture, dipinti, mosaici e affreschi raffigurano scene chiave della leggenda, come l'allattamento dei gemelli da parte della lupa, la fondazione di Roma e la morte di Remo. Queste rappresentazioni artistiche non solo testimoniano la persistenza del mito nella cultura romana, ma contribuiscono anche a diffonderne il significato e a perpetuarne la memoria.

Il mito ha influenzato anche la letteratura, il teatro e la musica, fornendo spunti per opere di grande valore artistico. L'Eneide di Virgilio, ad esempio, è un capolavoro della letteratura latina che ha avuto un'enorme influenza sulla cultura occidentale. La storia di Romolo e Remo è stata ripresa in numerose opere teatrali e musicali, che ne hanno esplorato i temi della fratellanza, del potere e del destino.

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