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XVI secolo, Figura in armatura con il leone

Codice: 456671
3.800
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Epoque : XVIème siècle
Catégorie  : Sculptures du XVIe siècle
Exposant
Ars Antiqua SRL
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XVI secolo, Figura in armatura con il leone  
Description:

XVI secolo

Figura in armatura con il leone 

Marmo, cm alt. 56 x 17 x 16,5

L’opera in esame, una raffinata scultura in marmo riferibile alla manifattura dell’Italia settentrionale del XVI secolo, incarna perfettamente la sintesi della sensibilità formale tardo-rinascimentale e manierista. La figura, caratterizzata da una posa sinuosa ed elegante, è ritratta nelle sembianze di un guerriero dai tratti somatici marcatamente giovanili ed efebici, incorniciati da una capigliatura mossa che fuoriesce da un elaborato elmo crestato all’antica. Il netto contrasto tra la fisionomia quasi fanciullesca e l'apparato militare della veste, unito alla presenza iconografica del leone accovacciato ai piedi del personaggio, apre la strada ad una duplice ed affascinante chiave di lettura, equamente divisa tra la sfera del sacro e quella del profano. Nel solco dell’interpretazione religiosa, la scultura si inserisce con coerenza nella vasta produzione cinquecentesca di monumenti d'altare o apparati devozionali dedicati ai santi martiri della tradizione romana. La delicatezza del volto e l’assenza di barba suggeriscono immediatamente la figura di un santo giovinetto che ha affrontato il martirio in tenera età. In questo contesto, una delle ipotesi più solide conduce a San Venanzio di Camerino, tradizionalmente raffigurato come un nobile adolescente in armatura romana che, secondo l'agiografia, ammansì prodigiosamente i leoni nell'anfiteatro, i quali si accovacciarono ai suoi piedi anziché sbranarlo. Tuttavia, il possibile radicamento geografico nell'Italia settentrionale invita a considerare con altrettanta forza la figura di San Mamete, un giovane pastore e martire molto venerato in area lombarda e ticinese, celebre per la sua totale comunione con le bestie feroci e spesso ritratto accanto a un leone, simbolo della violenza del mondo pagano domata dalla purezza della fede cristiana. In entrambe le letture sacre, la mutilazione del braccio sinistro – che un tempo ospitava probabilmente un innesto a perno per reggere la palma del martirio, lo stendardo o il modello di una città protetta – ha purtroppo privato l’opera dei suoi attributi cristiani più espliciti. Al contempo, l'opera si presta ad un’altrettanto suggestiva interpretazione profana, legata alla committenza privata delle corti e dei palazzi nobiliari padani o veneti, dove il mito dell'antichità classica fungeva da veicolo di celebrazione dinastica o allegorica. L'elmo finemente decorato e la corazza rimandano alle armature da parata "all’eroica" in voga nel Cinquecento, utilizzate dagli scultori per dare corpo alle divinità e agli eroi del mito. La statua potrebbe dunque raffigurare un giovane Marte, dio della guerra colto in un momento di sosta e spogliato della sua consueta ferocia matura, oppure Achille, l'eroe omerico per eccellenza, celebrato per la sua bellezza aristocratica e per il suo coraggio. Non va esclusa, infine, l'identificazione con Alessandro Magno, la cui leggendaria giovinezza e la cui discendenza mitica da Ercole venivano spesso esaltate accostando la sua figura al leone, non più come belva miracolosa, ma come emblema di regalità, forza d'animo (virtus) e dominio incontrastato sulla natura e sui popoli conquistati.