Cod: 197259
Battaglia tra Fanti e Cavalieri Bernardino Cesari
Autore : Bernardino Cesari ( Arpino 1571 - Roma 1622 )
Epoca: Seicento
prezzo: € 14.200
Restauri: ottimo stato di conservazione

Questa cruenta "Battaglia tra fanti e cavalieri" (dipinto a olio su tela, cm 99 x 194 senza cornice e 118 x 213 cm con meravigliosa cornice coeva) che si affrontano all'arma bianca facendo uso della forza fisica qualora rimasti disarmati - vedi il guerriero che cerca di strangolare un avversario - intrecciati in un fitto groviglio di corpi con vari cavalieri sbalzati di sella, è realizzato con una cifra figurativa raffinata ed attenta alla particolareggiata descrizione di armi e vestimenti che risultano liberamente ispirati alle milizie dell'antica Roma, come si può desumere dalle lorichee dai calzari indossati da quasi tutti i partecipanti allo scontro.

Da tali rilievi tipologici ed interpretativi si può risalire a un autore che dipinge di getto, avvalendosi di una altrettanto rapida e squillante stesura pittorica, dalle vivide macchie cromatiche, per rimarcare i vari parametri, sia vitali che sussidiari.

Un interessantissimo esempio da collocarsi ai primordi dell' avvento del genere della "battaglia", quale soggetto a sé stante sciolto da vincoli encomiastici e storici, ma da parte di un autore che non è partecipe della moderna evoluzione di questo filone nel succitato indirizzo, fruendo ancora degli occasionali soggetti bellici dipinti da vari artisti del Cinquecento, una cui summa è costituita dalla "Battaglia di Costantino" di Raffaello e aiuti nelle Stanza Vaticane.
Un basilare punto di riferimento per i primi adepti seicenteschi del settore, che ebbero un altrettanto basilare trait-d'union nella "Battaglia di Tullio Ostilio contro i Veienti e i Fidenati" affrescata nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio da Giusepe Cesari detto il Cavalier d'Arpino per il Giubileo del 1600.


Proprio alla temperie culturale ruotante intorno al Cesari, assunto a caposcuola del filone bellico ad indirizzo conservatore, appare essersi rifatto l'autore della presente "battaglia", forse fruendo al contempo pure della cognizione di qualche esempio degli specialisti nordici - alcuni presenti a Roma - assimilato attraverso una piattaforma culturale tardo - cinquecentesca, ancora profondamente intinta di umori manieristici, quale era quella dei pittori agenti in sott'ordine a quelli emergenti.

A tale collocazione cronologica e culturale ci riconduce un esame stilistico e tipologico focalizzato sui pochi pittori minori dediti alle tematiche
belliche. Una ricerca da cui è scaturito un autore non solo diretto seguace di Giuseppe Cesari, ma suo stesso collaboratore in quanto suo fratello minore la cui sfortunata carriera fu ben riassunta dal Baglione, scrivendo "che haverebbe fatto delle opere da se, ma occupato in altre del fratello. ne lascio poche del suo .

Infatti ritengo che questa singolare Battagliaia sia da assegnare a Bernardino Cesari ( Arpino 1571 – Roma 1622 ) che quando sciolto dall' impegno di dipingere in consonanza con l'impronta figurativa del ben più famoso fratello, si espresse con una cifra espositiva un pò meno elegante ma vigorosa e non priva di una indubbia, anche se enfatica, energia espressiva, che ben si confaceva alla rappresentazione di "scene belliche", e che nel presente caso viene condotta al suo diapason con conseguimenti tanto raffinati quanto incisivi nel rendere la ferocia e il terrore di soccombere nei volti e nella gestualità dei combattenti.

Nella sezione dedicata a Bernardino da Herwarth Roettgen nella sua monografia sul Cavalier d'Arpino (Ugo Bozzi, Roma 2002, pp. 522-532), invero solo sommaria e piuttosto superficiale, non mancano opere di Bernardino di stretta, anche se no diretta, attinenza bellica, come le varie versioni della "Lotta tra i centauri ed i lapiti", di cui solo due illustrate, il "s. Giorgio che uccide il drago" e il "Trionfo di Costantino" eseguito a fine Cinquecento in S. Giovanni in Laterano. Ma oltre a questi esempi, stringenti affinità figurative si possono rilevare, in rapporto al dipinto in esame, con il "S. Cesareo dinanzi ai giudici" in S. Cesareo a Roma.

L'appesantimento del grazioso stile del fratello, rilevato in generale dalla critica, fu probabilmente determinato dal carattere irrequieto e sanguigno di Bernardino, il cui primo riscontro documentario non si deve a qualche sua opera, ma ad una condanna, in data 9 novembre 1592, per tentata estorsione e connivenza con i banditi - pena comunque revocata nel novembre del 1593 - che lo costrinse a fuggire ad Arpino e poi a Napoli.
Qui finì le pitture del fratello nella prima volta del coro della certosa di S. Martino. La sua prima opera documentata a Roma è il succitato "Ingresso di Costantino" in S. Giovanni del 1600.

Comunque Bernardino, anche se le suddette contingenze caratteriali e la sudditanza quasi inevitabile con il fratello ne condizionarono sicuramente una più autonoma esplicazione, non fu un artista sprovveduto, quale può apparire dalla energia quasi istintiva che trasmette questa "battaglia"; probabilmente non una sua prova isolata, che risponde a un ben predisposto anche se semplice ordine espositivo con un raggruppamento piramidale dell'intricato e fitto scontro, in cui fa sfoggio di arditi scorci. La scena si svolge sotto una cappa di nuvole nerastre, con due aperture ai lati, dove si staccano poche figure più rifinite, con dei cavalieri sulla destra, tra cui un portabandiera.

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Dr. Ricccardo Moneghini

Esperto in pittura antica - perito del tribunale
 

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