Cod: 196964
Semiramide riceve la notizia della rivolta di Babilonia Francesco Romanelli
Autore : Francesco Romanelli ( Viterbo 1610 - 1662 )
Epoca: Seicento
prezzo: € 12.900
Restauri: buono stato di conservazione

Semiramide è una leggendaria regina assiso - babilonese, moglie dell'altrettanto leggendario re Nino, fondatore eponimo di Ninive.

Compare nelle narrazioni di diversi autori greci come moglie del leggendario re Nino, che si sarebbe invaghito di lei quand'era ancora sposa del generale Onne; il re avrebbe chiesto al generale di lasciarla e Onne si sarebbe suicidato. In seguito Semiramide sarebbe succeduta a Nino, morto in battaglia, assumendo la reggenza per il figlio Nynias.
Per Erodoto si sarebbe trattato di una grande sovrana. Figlia della dea Derceto, durante il suo regno conquistò la Media, l'Egitto e l'Etiopia, e realizzò grandi opere di pace come l'edificazione delle mura e dei giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo antico.

Per gli scrittori cristiani medioevali Semiramide assurge a simbolo dell'assolutismo pagano, crudele e licenzioso fino all'incesto. Ne parlano Giustino da cui attinse poi anche Dante Alighieri, che la pone tra le persone che peccarono di lussuria nel secondo cerchio dell'Inferno (Inferno, V, 52-60).
In questo cerchio, Dante dice che Semiramide era così lussuriosa che, per far in modo che il suo comportamento risultasse "normale" agli occhi della popolazione, promosse una legge, attraverso la quale tutti i sudditi dovevano essere altrettanto lussuriosi (dai versi di Dante che libito fé licito in sua legge). Infatti si vergognava profondamente di essersi innamorata del figlio, che però costrinse a un rapporto incestuoso (dai versi per torre il biasmo in che era condotta).

Anche Boccaccio, nel De mulieribus claris, la condanna come ambiziosa, libidinosa e crudele. Nel libretto dell'opera omonima di Rossini c'è inoltre un vago parallelo con l'Orestea, in quanto Semiramide è colpevole dell'uccisione del re defunto e suo figlio per errore la uccide.

Giovanni Francesco Romanelli detto il Viterbese o Raffaelino ( Viterbo 1610 – 1662 ).

Romanelli nacque a Viterbo da Laura de Angelis e Bartolomeo Romanelli. All'età di 14 anni, si recò a Roma per studiare per diventare un artista. In pochi anni fu introdotto nelle maestranze del Cardinale Francesco barberini. Fu allievo di Domenichino e nello studio di Pietro da Cortona, che era in quel periodo il più importante esponente della pittura barocca a Roma. Con quest'ultimo, però, il rapporto si degradò e il Romanelli andò via dal suo studio. Continuò a essere molto attivo a Roma sotto la protezione dei Barberini. Nel 1639 fu eletto Principe della prestigiosa Accademia di San Luca.
 
La personalità di Giovanni Francesco Romanelli è stata rivalutata grazie alle pionieristiche ricerche di Italo Faldi pubblicate nel 1970 e in modo particolare dagli studi di Maurizio Fagiolo dell'Arco raccolti in un volume edito nel 2001. L'esordio dell'artista avviene a Roma nell'ambito di Pietro da Cortona, che gli consente d'entrare in diretto contatto con la committenza Barberini, in modo particolare con il Cardinale Francesco, suo mecenate ed estimatore e sarà sempre il favore barberiniano a offrirgli l'opportunità d'ornare con le 'Storie delle Metamorfosi di Ovidio' le volte della Galleria parigina del Mazzarino. La trasferta francese segna la diffusione del barocco romano in Europa e la sua evoluzione verso un linguaggio 'Alessandrino', elegante e stilizzato.
 
Sarà in questo arco di tempo, attorno al quinto decennio, che il Romanelli reinventa il quadro allegorico a mezze figure, spesso dedicato a soggetti femminili 'raffaellescamente graziosi', come ben documenta la tela in esame ricondotta da Roberta del Moro al catalogo dell'artista. L'immagine testimonia lo straordinario successo di questa tipologia iconografica più volte affrontata dal pittore e si citano in primo luogo la versione conservata al Museo di Capodimonte a Napoli (inv. 353, olio su tela, cm 132X95) e quelle esitate presso Sotheby's a Firenze il 14 novembre 1978 (olio su tela, cm 135X106 e cm 156,5X135,5).
 
La studiosa rivela altresì che prossime alla sensibilità classica di questa figura si riscontrano nel 'Mosè Salvato dalle Acque', dell'Indianapolis Museum of Art e in modo particolare 'La Musa' custodita alla Galleria Pallavicini di Roma (olio su tela, 140,7X107 cm, inv. 84124), le cui simili dimensioni, lo stile nitido dell'incarnato, lo sguardo e i panneggi morbidamente delineati dalla luce, ne fanno un'opera estremamente affina.
 
Questa grandiosa scena di storia e mitologia per dimensioni, 213 x 99 cm senza cornice e di 232 x 116 con importantissima cornice coeva, e per qualità pittorica è da annoverarsi tra i capolavori dell'artista e presenta i caratteri stilistici peculiari dell'età barocca tra cui lo sviluppo dinamico della narrazione ed il cruento realismo.
La scenografia con la quinta di personaggi, compresa Semiramide in primo piano è peculiare del maestro Viterbese, così come la frastagliata linea dell'orizzonte ed il cielo ampio solcato da nuvole.
Questo dipinto realizzato con notevole forza espressiva richiama la concitazione della mischia delle sue migliori opere realizzate per la famiglia Barberini, inoltre qua possiamo notare come esca in modo perentorio una maggior vivacità coloristica che rende il dipinto ancor più piacevole e bello.

Possiamo ritrovare il medesimo senso artistico presente qui anche in altre opere del nostro artista come il Ratto delle Sabine o la raccolta della manna presenti al museo Louvre di Parigi od il San Lorenzo presente al Duomo di Viterbo.
 

L'opera, come ogni nostro oggetto, viene venduta corredata da un certificato fotografico FIMA di autenticità e lecita provenienza; questo documento identifica l'oggetto apportando un valore aggiunto all'articolo.
Ci occupiamo ed organizziamo personalmente l'imballaggio e la spedizione delle opere d'arte  con assicurazione in tutto il mondo.

 

Dr. Riccardo Moneghini

Esperto in pittura antica - perito del tribunale


 

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