Cod: 191870
“IL TRIBUTO DELLA MONETA”
Epoca: Settecento

OPERA 37.
“IL TRIBUTO DELLA MONETA”
Opera di Mattia Preti (Taverna, 1613 - Valletta Malta, 1699).
Già assegnata correttamente a Mattia Preti in una vendita all’asta della metà del secolo scorso,
senza indicazione della sua collocazione cronologica nell’ambito della lunga attività del pittore di origine calabrese,
ma attivo in momenti successivi a Roma, a Modena, a Napoli, a Valmontone presso Roma e a infine a Malta,
al servizio dei Cavalieri del potente Ordine maltese, la tela in argomento rappresenta un noto episodio della vita
di Cristo, narrato nel Vangelo di Matteo (17, 24-27) e più volte illustrato da pittori del Cinque (Tiziano,
tra i più celebri) e del Seicento: Cristo, con gli apostoli a Cafarnao, avvicinato da un gabelliere che gli chiede di
pagare la tassa per il Tempio, dà indicazione a Pietro di pescare nel lago di Tiberiade e di pagare la tassa
con la moneta d’argento che avrebbe trovato all’interno del pesce; mentre Pietro, pescato il pesce vi trova la
moneta nella pancia del pesce, il gabelliere guarda sorpreso la scena mentre si accinge a trascrivere su un registro
il tributo versato.
Mattia Preti illustrò più volte, nell’arco dell’intera attività, questo episodio, sia con varianti iconografiche
e compositive che, ovviamente, con differenze stilistiche. Appartengono agli inizi dell’attività condotta a Roma,
dove si era trasferito da Taverna in Calabria, poco prima del 1632, per raggiungere, dopo una sosta
a Napoli, il fratello Gregorio, anche lui pittore, le versioni, per lo più datate tra la fine del quarto decennio e gli
inizi del successivo e tutte fortemente segnate dall’influenza di esempi in chiave naturalista e luminista di matrice
caravaggesca, di Bartolomeo Manfredi e del francese Valentin de Boulogne, le tele con questo soggetto della
Galleria Corsini a Roma (cm 123x173), della Pinacoteca di Brera a Milano (cm 143x193), della Galleria
Doria Pamphilj a Roma (cm 147x298) o quella comparsa in Francia, sul mercato antiquariale (cm 120x178)
di cui esiste una documentazione fotografica nell’archivio della Fondazione Federico Zeri a Bologna.
Sono databili, invece, in anni diversi della prolungata attività condotta dal pittore a Malta, dove si era
definitivamente trasferito dopo il 1660, la tela dei primi anni 1680, appartenente alle raccolte del Museo Nazionale
d’Abruzzo dell’Aquila (cm 127x93). In tutte queste versioni compare sempre, seppur con un’età differente,
diversamente collocato e con diverso atteggiamento anche espressivo, il gabelliere con innanzi il registro per la
trascrizione dell’avvenuto versamento della tassa dovuta.
Diverse, per soluzioni iconografiche e compositive, come per il numero delle figure dipinte e per la datazione,
sono le due versioni del Museo di Capodimonte (cm 128x100) e comparsa presso la Sotheby’s di Londra alla vendita
del 5 luglio 1984, lot 377: la prima databile alla metà degli anni Settanta, la seconda riferibile alla metà del
decennio precedente (per i dipinti qui indicati si rinvia alla monografia su Mattia Preti di John T. Spike del 1999).
La tela in argomento, inedita, con più figure e in ottimo stato di conservazione, si colloca per qualità
stilistiche agli inizi del definitivo soggiorno di Mattia Preti a Malta, tra il 1662 e il 1670.
Mostra, infatti, ancora la stessa ampiezza compositiva di varie composizioni dipinte dal pittore durante il
soggiorno napoletano del 1653-1660 (come, in particolare, le note Cene o Banchetti tratti dall’Antico e dal Nuovo
Testamento e appartenenti a varie raccolte di musei italiani e stranieri, tra i quali Capodimonte) la stessa
attenzione alla resa in chiave naturalista, su modelli sia caravaggeschi che di Battistello Caracciolo o di Jusepe
de Ribera a Napoli, di particolari anatomici e tratti somatici (in particolare per la trattazione delle figure
di Pietro mentre prende la moneta dal ventre del pesce e del gabelliere con il turbante, attonito,
mentre sta scrivendo, per l’evento prodigioso cui sta assistendo).
Mentre, invece, per tagli di luci e ombre, come per tonalità cromatiche, il dipinto si accosta piuttosto
alle prime tele realizzate da Preti per chiese e collezioni maltesi. In ultimo, non è improbabile che nella figura in
secondo piano, a rappresentare, al centro del dipinto qui esaminato, sia da identificare, per le sue evidenti
qualità di “ritratto dal vero” o lo stesso pittore o il suo committente.
Olio su tela, cm 194 x 123h
Expertise: Prof. Nicola Spinosa

Opera 37 - CollezioNE VII

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