Cod: 199888
ELEGANTE E RAFFINATO LAMPADARIO CRISTALLINO DI MURANO dell’Ottocento a sei luci - NEW ENTRY
Epoca: Ottocento

NEW ENTRY

Raffinato lampadario in “cristallo veneziano” dell’Ottocento a sei luci con fuso centrale finemente lavorato. Adornato da foglie molto eleganti, ognuna con stelo a lavorazione  “rigamenà” (o “torchon”), tipica tecnica di lavorazione veneziana a spirale, mentre la foglia vera e propria ha un movimento particolare ottenuto dall’abilità del maestro nel “tirare a pinza” donando la forma ritorta nella sua parte finale.

I sei bracci presentano la stessa lavorazione dello stelo delle foglie e sostengono eleganti coppe con lavorazione a “balloton” per rifrangere maggiormente la luce e rifinite a pinza in modo raffinato.

In origine la funzione della coppa era quella di raccogliere la cera sciolta delle candele e di riparare la fiamma da correnti d’aria.

Eccellenti proporzioni che privilegiano il diametro sull’altezza rendendo questo bel lampadario adatto anche per soffitti non molto alti.

Molto bella anche la lavorazione del “finalino” o pendente.

Misure: altezza cm. 120   -  larghezza cm. 100

Venezia – Murano  XIX secolo

 

TRATTATIVA RISERVATA

 

GLOSSARIO

BALLOTON: Il termine sta a indicare una particolare lavorazione con la quale si conferisce alla superficie del vetro la tipica trama a rombi. Tale trama si ottiene inserendo il bolo vitreo, attaccato alla canna da soffio, all'interno di uno stampo rudimentale, detto bronzin. Al momento del soffio, le nervature impresse dallo stampo si allargano, a formare il disegno a rete. È importante ricordare che lo stampo imprime la decorazione ma non la forma, che viene realizzata rigorosamente a mano libera.

RIGAMENÀ / RIGADIN RITORTO: Motivo decorativo usato nella produzione dei lampadari di Murano, che conferisce alla superficie del vetro l'inconfondibile lavorazione a spirale. La tecnica consiste nell'inserire il bolo vitreo, attaccato alla canna da soffio, all'interno di uno stampo di bronzo, detto bronzin. La trama impressa nella massa vitrea, al momento del soffio si allarga, a formare la texture in oggetto. È importante ricordare che lo stampo imprime il motivo decorativo ma non la forma, che viene realizzata rigorosamente a mano libera.

Definizione di “Vetro cristallino”

È definito "vetro cristallino" il vetro incolore e trasparente, decolorato con biossido di manganese, ottenuto con materie prime depurate. Fin dai tempi del Medioevo il cristallo è considerato il più pregiato vetro muranese. Il segreto della sua qualità sta nelle purezza delle materie prime impiegate, nell'uso di decoloranti, nella preparazione della miscela vetrificabile e nella condotta della fusione. Nella metà del XV secolo i muranesi proposero un vetro puro e incolore, che per la prima volta nella storia venne chiamato “cristallo” e successivamente venne riprodotto in altri paesi europei. A differenza del cristallo nordico, che presenta un'alta concentrazione di ossido di piombo, il cristallo muranese è un vetro sodico-calcico i cui componenti principali, oltre alla silice, sono l'ossido di sodio e l'ossido di calcio. Il cristallo sodico risulta molto adatto alla produzione di oggetti soffiati particolarmente leggeri che richiedono lunghi tempi di lavorazione. Verso la metà del 1400, l’arte del vetro di Murano conobbe una svolta epocale grazie ad Angelo Barovier, una figura affascinante di artista/scienziato che riuscì ad ottenere, attraverso un vero e proprio processo alchemico, un nuovo tipo di vetro estremamente pulito e così simile per trasparenza al cristallo che lui stesso chiamò vetro cristallino (poi cristallo veneziano).

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