Cod: 322894
Venere, Marte e Cupido, Pittore attivo nel XVII secolo bottega di Mattheus Terwesten (L'Aia, 1670 - 1757)
Autore : Mattheus Terwesten (L'Aia, 1670 - 1757) bottega
Epoca: Seicento
prezzo: € 3.950
Restauri: Buone condizioni

Antico dipinto raffigurante Venere, Marte e Cupido, opera di un pittore attivo nel XVII secolo, della bottega di Mattheus Terwesten (L'Aia, 1670 - 1757).  Olio su tela (66 x 49 cm, in cornice 77 x 61 cm.).

I dettagli completi sono consultabili al seguente link

Descrizione:

Le figure di Venere e Marte si incontrano in uno scenario boscoso, alla presenza di Cupido, che sorride ammiccante verso l'osservatore, e di altri due amorini curiosi nella parte alta della tela. La dea è rappresentata come una Venere classica, nuda, con soltanto un velo adagiato a coprirle il pube ed adagiata su una roccia, mentre al suo fianco, il giovane vigoroso Marte, anch’esso nudo e coperto unicamente da un drappo rosso, ne contempla la bellezza, in seguito al loro incontro amoroso.

Le due figure, che appaiono quasi antitetiche grazie alla bellezza classica e la grazia di una e alla tensione muscolare ed il vigore statutario dell’altra, potrebbero verosimilmente avere un significato allegorico, del matrimonio o dell’Amore in generale, impersonato da Venere che ammansisce la Forza, di cui Marte è la personificazione: la donna appare come forza che dona equilibrio all’irruenza.

L’analisi approfondita della pregevole tela, che risente preponderante dell’altre italiana, ci induce a collegarne la partenti con il pittore Mattheus Terwesten (L'Aia 1670 - 1757), di origini fiamminghe ma che potè sviluppare i caratteri salienti della sua pittura grazie al viaggio in Italia, soprattutto a Roma (dal 1675 al 1677) e a Venezia, dove studiò le opere di Tiziano e del Tintoretto, ed infine a Firenze;

La nostra composizione è infatti certamente debitrice della pittura romana, grazie alle composizioni mitologiche dell’Albani, e veneziana, sia per il tema trattato (sia Tiziano sia Paolo Veronese hanno raffigurato, entrambi ripetutamente, la storia di Venere), che per lo stile, con la gamma cromatica del paesaggio, reso dai cangiantismi coloristici della vegetazione e del cielo, e l’immancabile drappo che, incrociandosi tra le fresche degli alberi, ne incornicia la scena.

Nel 1678 ritornò all'Aia passando per la Francia e l'Inghilterra. Nel 1690 divenne pittore di corte dell'Elettore di Brandeburgo, in seguito Re di Prussia, che lo nominò direttore dell'Accademia delle arti di Prussia a Berlino, con una produzione che conta essenzialmente temi storici e allegorici, spesso ispirati dalle opere di Ovidio, dedicandosi molto alla decorazione a fresco.

Il dipinto si presenta in buono stato di conservazione, con una bella cornice in legno dorata.

 

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