Cod: 271381
Natura morta con festone di fiori e frutta, Aniello Ascione (Napoli, notizie dal 1680 al 1708)
Autore : Aniello Ascione (Napoli, notizie dal 1680 al 1708)
Epoca: Seicento
prezzo: € 15.500
Restauri: Buone condizioni di conservazione
Aniello Ascione (Napoli, notizie dal 1680 al 1708)
Natura morta con festone di fiori e frutta
Olio su tela,
89 x 117 cm
in cornice 109 x 137
Con expertise e studio attributivo del Prof.Stefano Causa (Università di Napoli)
 
 
Estratto dell'expertise:

'' Questa composizione di frutta con festone di fiori appartiene al pennello di Aniello Ascione ed è un’aggiunta di rilievo al finale di partita della natura morta napoletana – la più barocca e decorativa che si possa immaginare. L’empito naturalistico, ancora caravaggesco, degli specialisti di primo ‘6oo, da Luca Forte a Porpora, sembra ormai un ricordo lontano.
Al nome di Ascione si arriva anche dal confronto con la Natura morta siglata del Museo Civico di Castello Ursini a Catania, a petto della quale il quadro in esame si qualifica come una versione in sedicesimo. Non è raro, d’altronde, che nelle botteghe dei pittori di natura morta ricorressero schemi facilmente reiterabili. Il melone a destra, la rincorsa di fiori e, di sfondo il profilo di una colonna o di una fontana. Potremmo accostarli ai tipi formali normalizzati adoperati da grandi compositori meridionali come Alessandro o Domenico Scarlatti (con i quali, peraltro, ci troviamo più o meno nello stesso tempo del nostro dipinto).
Impostato su un taglio diagonale, il nostro dipinto si connette al clima napoletano scisso tra Giordano e Francesco Solimena (anche nei suoi allacciamenti con la coeva scena romana di un Michelangelo da Campidoglio e uno Spadino). Sono gli anni in cui la natura morta sale, per così dire, al massimo volume di presentazione. Ma non anticipiamo oltre e avviciniamoci.
Siamo di fronte a una opera complessa concepita per amatori disposti a farsi largo lentamente con lo sguardo (e con l’olfatto) tra frutta e fiori. Ogni singolo elemento della composizione è soppesato nella sua individualità e concepito in rapporto a un insieme ampio. La lettura del quadro è innescata dal melone a destra dalla buccia frastagliata (un contrassegno dei Ruoppolo e un distintivo di appartenenza).
Immediatamente a lato, un tappeto di fichi semiaperti e foglie occupa il primo piano della tela.  
La soluzione di calibrare i frutti in diagonale ravviva la composizione aumentandone la profondità. La qualità ombrosa, quasi terrosa della superficie si decanta nel melograno quasi oscenamente aperto con i semi picchettati di luce; inoltrandosi a destra scoppiano i fuochi d’artificio del grappolo d’uva (di quella specie particolare che, al Sud, si definisce uva cornicella).
Lo spettacolo del dipinto potrebbe anche finire qui se, a centro pagina, simile a un’amaca versicolore, il festone non s’imponesse come colpo di teatro e come una delle belle trovate della stagione finale della natura morta. Per usare una metafora abusatissima, questi quadri sono una festa per gli occhi. A destra, di sfondo, fa capolino, a mo’ di omaggio, un brano di architettura con una fontana che Giordano stesso non avrebbe reso con foga diversa.
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