Cod: 267615
I piaceri del Figliol prodigo, Pittore fiammingo attivo in Veneto primi del XVII secolo
Autore : Pittore veneto-fiammingo, primi del XVII secolo
Epoca: Seicento
prezzo: € 5.800
Pittore fiammingo attivo in Veneto primi del XVII secolo
I piaceri del Figliol prodigo
 
Olio su tela
Cm. 62 x 74
Con cornice antica intagliata e laccata cm. 82 x 95
 
 
Stiamo assistendo ad un sontuoso banchetto, ambientato in una cornice fastosa di un palazzo con imponenti architetture, dove un giovane ragazzo si sta allietando con la compagnia di alcune donne dissolute che cercano di sedurlo, mentre si lascia trascinare dai piaceri della vita, tra servitori e musici.
 
Si tratta di una scena molto interessante, che ci illustra i piaceri del Figliol prodigo, mentre sta dilapidando in maniera insensata la parte di eredità che ha preteso in anticipo dal padre. Notiamo la finezza con cui l’autore rappresenta le prostitute, con l’anziana donna che sembra dir loro come agire, e l’atteggiamento confidenziale, ma pudico, del giovane.
 
La vita dissoluta descritta nella parabola del figliol prodigo è un immaginoso prologo di peccati rispetto all’episodio evangelico nel quale viene rappresentata la Grazia del perdono paterno. L’episodio, che è ben noto, ha per protagonisti un anziano e i due figli: uno virtuoso, che contribuisce alla crescita della proprietà familiare, l’altro dissipatore – prodigo, appunto – che, lontano da casa, sperpererà tutto il denaro fino alla rovina. Quando quest’ultimo, senza più risorse, sarà costretto a tornare al villaggio natio, sarà accolto dal padre con immensa felicità ed amore, pronto ad accogliere il figlio peccatore.
 
Frequentissimi nella pittura tra Cinquecento e Seicento, e specialmente in ambito fiammingo, furono i dipinti che immaginarono licenziosamente la vita del giovane dissoluto e che, pur traendo pretesto dal mondo biblico, entrarono sovente nei particolari sensuali, sicché i quadri che ne derivano appaiono come celebrazione alla lussuria del giovane prima d’essere costretto a pentirsi.
 
Il dipinto in esame si contraddistingue per l’alta qualità ed l'intensa forza espressiva, che si palesa nella dettagliata resa dei singoli protagonisti, rappresentati con una precisa attenzione ai dettagli, dei volti in particolare. In tali aspetti inequivocabili sono gli stilemi di matrice fiamminga, mitigati da un deciso influsso tipicamente veneto, nei panneggi e nella definizione delle figure. Da ricordare, in proposito, che tra il Cinque e il Seicento Venezia ospitò numerosi pittori nordici, sia autonomi che discepoli di importi botteghe pittoriche.
Nel dettaglio, osservando con attenzione i particolari e lo stile ‘eclettico’ della composizione, per la sua verve mondana, siamo propensi ad avvicinare il dipinto ad un autore prossimo allo stile veneto-olandese di Paolo Fiammingo (Anversa 1540 circa – Venezia 1596) che nel Seicento fu certamente oggetto di studio e ispirazione per molti pittori attivi nella città lagunare.

Nelle figure i suoi modi aderiscono a quelli dei maggiori veneziani, in particolare Tintoretto e Palma il Giovane. La scena principale tradisce la conoscenza del nostro autore fiammingo sia dei modelli del Veronese che, soprattutto nella struttura architettonica a colonne che nei panneggi rossi che coronano la scena, del Tiziano e della bottega dei Bassano.
 
L'opera è presentata con una stato di conservazione molto buono, completata da una magnifica cornice in legno intagliato e laccato.
 
Dipinto completo di certificato di autenticità a norma di legge.
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