Cod: 251630
Il Suicidio della regine Didone, Scuola francese del XVII secolo, Michel Dorigny (Saint-Quentin 1617 - Parigi 1685), bottega
Autore : Michel Dorigny (Saint-Quentin 1617 - Parigi 1685)
Epoca: Seicento
prezzo: € 6.600
Restauri: Eccellenti condizioni di conservazione
Michel Dorigny (Saint-Quentin 1617 - Parigi 1685) bottega
Il Suicidio di Didone, regina di Cartagine
Olio su tela, 80 x 65 cm. 
In cornice del XIX secolo, 105 x 90 cm. 
 
 
L’episodio raffigurato nella superba tela proposta illustra la morte di Didone, regina di Cartagine.
Il dipinto illustra il momento cruciale del suicidio della regina che, perdutamente innamoratavi di Enea, viene dallo stesso abbandonata (Virgilio, Eneide, libro IV). Mentre le navi dell'eroe si allontanano sullo sfondo, in primo piano si consuma il suo dramma, di cui sono attoniti testimoni la sorella Anna, la vecchia serva Barce ed infine la dea Iride, inviata da Giunone a strappare un capello a Didone suicida, per affrettarne la morte.
L’opera, entrando nel dettaglio, si rifà ad un'incisione di Michel Dorigny (Saint-Quentin 1617 - Parigi 1685) oggi conservata al British Museum (https://www.britishmuseum.org/collection/object/P_1841-1211-39-66), erede di una famiglia illustre di Saint-Quentin, Dorigny iniziò nel 1630 il proprio apprendistato sotto Georges Lallemand, uno dei pittori più noti di Parigi, per poi proseguire, appena cinque anni dopo, nel prestigioso studio di Simon Vouet dedicandosi, in un primo momento, alla realizzazione di incisioni di opere del maestro.
Grazie alle sue apprezzate doti di pittore, Dorigny iniziò ben presto una propria attività indipendente, comunque fortemente ispirata dal Vouet, con cui collaborò ugualmente in numerose occasioni. Il giovane artista divenne estremamente richiesto nella seconda metà del Seicento, realizzando un buon numero di dipinti da cavalletto destinati ad abbellire le ricche collezioni parigine.
Che la produzione di Dorigny sia stata estremamente segnata dall'influenza di Vouet lo dimostrano opere come quella proposta, ispirata proprio da un'incisione del maestro, spesso poi trasportate su tela dalla sua bottega. Questa versione dell'opera costituisce pertanto una testimonianza del lavoro del grande e variegato "atelier" dell'artista.
 
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