Cod: 248020
Ritratto del vescovo Romolo Valenti di Trevi (Trevi 1522 - 1579), Scipione Pulzone (Gaeta 1544 - Rome 1598), bottega di
Autore :  Scipione Pulzone (Gaeta 1544 - Rome 1598) bottega
Epoca: Cinquecento
prezzo: € 8.900
Restauri: Eccellenti condizioni di conservazione
Scipione Pulzone, detto Il Gaetano (Gaeta, 1544 - Rome, 1598), bottega di
Ritratto del vescovo Romolo Valenti di Trevi (Trevi 1522 - 1579)
 
Seconda metà ‘500
olio su tela, cm. 100 x 74, 
in cornice cm. 117 x 93
 
 
L’effigiato ritratto nel dipinto è il vescovo Romolo Valenti di Trevi (Trevi 1522 - 1579), membro di una delle casate nobiliari più importanti di Trevi, la cui forza espressiva viene sapientemente messa in risalto dal taglio compositivo di tre quarti, con il capo e lo sguardo che scrutano l’osservatore. Il fascio di luce che giunge lateralmente sulla figura ne fa sapientemente risaltare i volumi del volto.
Si tratta di un dipinto di eccellente livello qualitativo che può essere circoscritto alla bottega del pittore Scipione Pulzone detto il Gaetano, rappresentando al meglio un genere pittorico, quello della ritrattistica, nel quale il maestro ed i suoi allievi eccelsero.
Tale attribuzione viene confermata dalla comparazione del nostro dipinto con un ritratto catalogato in Catalogo Fototeca Zeri (Link: http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/31816/Pulzone%20Scipione%2C%20Ritratto%20di%20cardinale%20%28Camillo%20Borghese%3F%29), attribuito appunto al Pulzone e che ritrae l’effigiato (la note proporrebbero Camillo Borghese) con le medesime caratteristiche.
I personaggi disegnati da Pulzone sono icone di un’incomparabile forza ed eleganza: nobiluomini ed alte cariche ecclesiastiche prestarono le loro fisionomie all’occhio dell’artista gaetano che seppe cogliere con la sua superba tecnica ogni minuzioso particolare. Una dovizia fotografica, un’attenzione materica sorprendente che ricalca un certo prototipo pittorico d’ispirazione fiamminga, in particolare di Antonis Mor (Utrecht 1520 – Anversa 1578), che lavorò anche a Roma.
I suoi ritratti sono capaci di mettere in evidenza i segni caratteristici dell’esercizio del potere, sia nelle vesti e negli attributi, sia nell’espressione del volto e nella posa. Papi, vescovi e aristocratici ci appaiono come figure pienamente consce del loro status sociale e, anche se nella loro staticità e ieraticità possono sembrare a prima vista freddi o impersonali, emanano il sottile fascino di un’arte “senza tempo”.
Documentato per la prima volta a Roma nel 1562, Pulzone entrò presto a contatto con le più importanti famiglie aristocratiche nella seconda metà del Cinquecento, divenendo il ritrattista ufficiale della nobiltà e della dirigenza ecclesiastica dell’Urbe. Il primo ad apprezzarne le doti di ritrattista fu Marcantonio II Colonna, il vincitore della battaglia di Lepanto contro i Turchi (1571). Fu lui ad aprirgli le porte presso le grandi famiglie romane, cui seguirono gli incarichi presso i Medici a Firenze.
 
L’opera, come ogni nostro oggetto, è venduta corredata di certificato di autenticità fotografico a norma di legge.
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