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Assortimento di 4 piatti intrecciati di maiolica. Manifattura Antonio Ferretti a Lodi, 1770 - 1780

Codice: 302567
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Época: Segunda mitad del siglo XVIII
Categoría: Platos
Expositor
Subert
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Assortimento di 4 piatti intrecciati di maiolica. Manifattura Antonio Ferretti a Lodi, 1770 - 1780 
Descripción:

Assortimento di 4 piatti intrecciati
Manifattura Antonio Ferretti
Lodi, 1770 - 1780 circa
Maiolica decorata a policromia a piccolo fuoco
cm 35,5 x 25,5;
cm 31x 21,3;
cm 26,5 x 24,5;
cm 27,5 x 24,4.
Peso g 1.998
Stato di conservazione: alcune sbeccature d’uso agli orli e alle parti rilevate.

I quattro differenti piatti hanno piede a basso cercine, cavetto piano, ampio e tesa appena obliqua che simula un intreccio a cesto. I piccoli manici sono dipinti di verde: a intreccio di vimini, nei due piatti ovali, e a forma di rametto sinuoso in quelli rotondi.
Il decoro, a piccolo fuoco, s’ispira ai fiori naturalistici e botanici delle ceramiche prodotte dalla famiglia Hannong a Strasburgo. Qui è proposto con rapidità e sottigliezza di tratto in una versione particolarmente gustosa, caratterizzata da intelligenza compositiva e da perizia pittorica.
Da una corolla principale, una rosa selvatica o da giardino, decentrata nel cavetto, si diparte uno stelo sottile che regge un piccolo bocciolo secondario; tutto intorno un gruppo disordinato di piccoli fioretti di campo danno volume al delicato mazzetto.
Sulla tesa piccoli fioretti policromi aggiungono colore all’intreccio, accompagnati da foglie lanceolate di un verde molto intenso.

Pochi e assai rari gli esemplari di confronto con questa morfologia: un piatto tondo - del tutto coerente con quelli in esame - è stato datato attorno al 1775 (S. Levy, Maioliche settecentesche lombarde e venete, Milano 1962, tav. 200).  Altri due piatti con orlo a cestino, ma con decoro della tesa a righe parallele è stata esposta nella Mostra sulla ceramica lodigiana del 1995; l’attribuzione alla cittadina Lombarda vicina a Milano si desume pertanto quasi esclusivamente dal decoro chiamato “alla rosa contornata” o “alla vecchia Lodi” e costituisce uno degli ornati più amati nel corso del XVIII secolo. (M. L. Gelmini, in Maioliche lodigiane del '700 (cat. mostra Lodi), Milano 1995, pp. 31 p. 162-163 nn. 181-182).

Questa scelta decorativa rappresentò un punto di forza della fabbrica lodigiana che si affermò grazie alla vivacità dei colori resa possibile dall’introduzione della nuova tecnica perfezionata da Paul Hannong a Strasburgo e che Antonio Ferretti aveva introdotto in Italia. Questo processo produttivo, denominato cottura a “piccolo fuoco”, consente di utilizzare un maggior numero di colori rispetto al passato; in particolare fu introdotta la porpora di Cassio, un colore rosso a base di cloruro d’oro, che consentì di ottenere molte più tonalità e sfumature, dal rosa al porpora.

La tecnica e il tipo di decoro fu usato anche dalla manifattura di Pasquale Rubati a Milano, che tuttavia si distingue per corposità del colore e per alcune caratteristiche nel decoro che avvicinano la sua opera maggiormente alla porcellana.

La famiglia Ferretti aveva cominciato la propria attività di fabbricazione di maioliche a Lodi dal 1725.
Il capostipite Simpliciano aveva dato l’avvio all’attività acquistando una antica fornace nel 1725 e, nell'aprile dello stesso anno, abbiamo testimonianza della piena attività dei forni (Novasconi-Ferrari-Corvi, 1964, p. 26 n. 4). Simpliciano aveva avviato una produzione d’eccellenza anche grazie alla proprietà di cave di argilla in località Stradella, non lontano da Pavia. La produzione ebbe un tale successo che nel 1726 un decreto della Camera di Torino giunse a proibire l'importazione di ceramiche forestiere, soprattutto da Lodi, per tutelare la produzione interna (G. Lise, La ceramica a Lodi, Lodi 1981, p. 59).
Nelle fasi iniziali la manifattura produceva maioliche dipinte con tecnica “a gran fuoco”, spesso in monocromia turchina, con ornati derivati da moduli compositivi in voga in Francia a Rouen, anche grazie alla collaborazione di pittori della stregua di Giorgio Giacinto Rossetti, che poneva sui migliori esemplari il proprio nome accanto alla sigla della fabbrica.
Nel 1748 Simpliciano fece testamento (Gelmini, 1995, p. 30) nominando erede universale il figlio Giuseppe Antonio (detto Antonio). Dopo il 1750, scomparso Simpliciano, Antonio si occupò direttamente della fabbrica di maioliche, elevandone le sorti fino a raggiungere una reputazione a livello europeo. Particolarmente importante fu proprio la già citata introduzione nel 1760 della innovativa lavorazione “a piccolo fuoco”, che, ampliando il repertorio ornamentale con temi floreali d’ispirazione sassone, poté competere commercialmente con le porcellane tedesche che avevano nel Deutsche Blumennaturalistico una delle sue proposte più rinomate.
Antonio Ferretti comprese e promosse questa tecnica e questo decoro, riproponendolo in una versione più fresca e corriva, meno legata alle tavole botaniche, in versione contornata o scontornata e anche in monocromia porpora o verde.
Dopo queste felici esperienze con l’introduzione di tecniche produttive più industriali, anche la manifattura Ferretti, nell'ultimo decennio del Settecento, si avvia verso la decadenza, nonostante i tentativi di adeguare la produzione al gusto neoclassico.
Nel 1796 la battaglia napoleonica per la conquista del ponte di Lodi sull'Adda compromise definitivamente le fornaci. La produzione riprese, anche se in maniera abbastanza stentata, fino alla scomparsa di Antonio il 29 dicembre 1810. (M. L. Gelmini, pp. 28-30, 38, 43 sgg., 130-136 (per Simpliciano); pp. 31 sgg., 45-47, 142-192 (per Antonio).

 

Bibliografia
C. Baroni, Storia delle ceramiche nel Lodigiano, in Archivio storico per la città e i comuni del circondario e della diocesi di Lodi, XXXIV (1915), pp. 118, 124, 142; XXXV (1916), pp. 5-8;
C. Baroni, La maiolica antica di Lodi, in Archivio storico lombardo, LVIII (1931), pp. 453-455;
L. Ciboldi, La maiolica lodigiana, in Archivio storico lodigiano, LXXX (1953), pp. 25 sgg.;
S. Levy, Maioliche settecentesche lombarde e venete, Milano 1962, pp. 17 sgg.;
A. Novasconi - S. Ferrari - S. Corvi, La ceramica lodigiana, Lodi 1964, ad Indicem; Maioliche di Lodi, Milano e Pavia (catal.), Milano 1964, p. 17;
O. Ferrari - G. Scavizzi, Maioliche italiane del Seicento e del Settecento, Milano 1965, pp. 26 sgg.;
G. C. Sciolla, Lodi. Museo civico, Bologna 1977, pp. 69-85 passim;
G. Lise, La ceramica a Lodi, Lodi 1981;
M. Vitali, in Storia dell'arte ceramica, Bologna 1986, p. 251;
M. A. Zilocchi, in Settecento lombardo, Milano 1991, pp. 492-496;
M. L. Gelmini, in Maioliche lodigiane del '700 (cat. mostra Lodi), Milano 1995;
R. Ausenda (a cura di), Musei e Gallerie di Milano. Museo d’Arti Applicate. Le ceramiche. Tomo secondo, Milano 2000, pp. 213-220;
Felice Ferrari, La ceramica di Lodi, Lodi 2003.