ALESSANDRO GHERARDINI
(Firenze, 1655 - Livorno, 1726)
Due scene giocose
Olio su tela, cm 23x36
Il filone burlesco rappresenta un episodio interessante e ancor poco indagato della pittura fiorentina sei-settecentesca, che conosce esiti di un certo respiro nella celebre Beffa del Pievano Arlotto Mainardi, opera del Volterrano, ora presso la Galleria Palatina di Firenze. Il genius loci tipicamente toscano, propenso allo scherzo e alla burla intelligente, gioca certamente un ruolo di spicco nella scelta di tali soggetti, ma non è da trascurare un significato anche più profondo, che, tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, si trasfigura in una precisa reazione alle correnti auliche, forse eccessivamente altisonanti nel linguaggio e nei contenuti, veicolate a Firenze da un indubbio caposcuola della pittura barocca romana, Pietro da Cortona.
Allessandro Gherardini, che pur si distingue nella grande tradizione della pittura
d’istoria ad affresco, rivela, nelle due deliziose telette in esame, tutt’ora nel loro
supporto originario, un estro indubbio per il grottesco e per la “scena di genere”, dai putti birbanti che disturbano il sonno ebbro di un vecchio barbuto alla scenetta del fanciullo indecentemente rappresentato nell’atto della minzione.
I temi comico-caricaturali, indubbiamente “bassi” nella gerarchia dei generi pittorici, ancora molto viva e sentita sul finire del Seicento, sono vivacemente controbilanciati dallo stile squisito e raffinato della pennellata, densa e rapida, poco attenta alla costruzione disegnativa ed indirizzata piuttosto alla freschezza bozzettistica, nella quale il Gherardini è assai sapiente; né mancano nobili riferimenti a grandi maestri del passato recente, quale il profilo della donna, sensibilissimo ai modi di Luca Giordano, oppure la figura maschile col cappello piumato, precisa citazione dai personaggi nelle incisioni di Jacques Callot.
Alessandro Gherardini