PETER ROOS, ROSA DA TIVOLI
(Francoforte sul Meno, 1657 - Roma, 1706)
Scena pastorale
Olio su tela, cm 111x200
Nel corso della seconda metà del Seicento e della prima metà del Settecento la
specializzazione degli artisti nei singoli generi pittorici raggiunge la sua piena attuazione, massimamente nei paesi d’Oltralpe con esiti di strabiliante virtuosismo, tanto che una messe di maestri stranieri giunge nella Penisola, importando, per così dire, tali assolute novità, come nel caso del celebre Rosa da Tivoli (secondo l’italianizzazione del cognome del pittore, frequente in tutti i centri artistici del nostro paese, in epoca storica).
Il dipinto è infatti tipicissimo ed inconfondibilmente autografo del Roos, con un rilievo assolutamente particolare, però, nel formato molto allargato in orizzontale e nell’assoluta armonia compositiva, così attenta anche a cogliere, come in una istantanea, l’espressività intensa delle raffigurazioni zoomorfe accanto alla dilatazione paesaggistica, nella quale l’artista definisce maestose e minacciose nubi nel cielo che influenzano con la cromia scura il borgo ed il paesaggio collinare.
E’ però agli animali che il Roos riserva un’attenzione peculiare, negli atteggiamenti che appaiono quasi “di posa”, ma che sono, in realtà, così veri, vivi e naturali, accanto alla sapiente definizione cromatica, ricca e corposa nei tocchi filamentosi, che trova pieno riscontro nell’improvvisa accensione luministica, a contrasto con i toni quasi cupi della parte preponderante della raffigurazione, come è evidente, ad esempio, nella descrizione del viso della pastorella posto di profilo.
Peter Roos, Rosa da Tivoli