Età Tolemaica (305 a.C. - 30 a.C.), COPERCHIO DI SARCOFAGO


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Categoria : Archeologia  > Egitto
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Età Tolemaica (305 a.C. - 30 a.C.), COPERCHIO DI SARCOFAGO 
Epoca : V-I secolo .A.C.

Età Tolemaica (305 a.C. - 30 a.C.)

Coperchio di sarcofago

Legno dolce, intagliato stuccato e dipinto, h. cm 192

L'antica civiltà egizia affascina ancora oggi il mondo per la grandezza della sua storia, la modernità della sua civiltà, la ricercatezza dei suoi riti e gli elementi di superstizione insiti nelle sue credenze. La forza della sua storia era tale che anche Roma, quando riuscì ad annettere il regno ai suoi domini, non pote imporre a pieno la sua civiltà, come spesso accadeva nelle terre conquistate ma dovette mantenere vive le precedenti tradizioni. Lo stesso culto dell'imperatore romano era diverso rispetto a tutte le altre province, caratterizzato da un'aura di divinità e, col tempo, da un' immagine che richiamava quella del Faraone. Recente è il ritrovamento nel tempio di Iside, non lontano da Luxor di un'incisione con l'imperatore Claudio (41 – 54 d.C.) vestito da Faraone.

Per gli antichi egizi la morte non era la fine della vita, che continuava nell'eternità ultraterrena; svilupparono perciò un complesso culto funerario che gli permetteva la vita dopo la morte. Per vivere nell’Aldilà, gli antichi Egizi credevano fosse necessario preservare il defunto attraverso la mummificazione, per consentire all'anima di vivere nel corpo imbalsamato. Ai morti veniva poi fornito tutto ciò che poteva essere loro utile dopo la morte, anche vestiti, suppellettili o cibo. Un modellino di barca veniva spesso posto nella tomba per compiere il viaggio nell'aldilà.

Questo raro coperchio di sarcofago, databile all'età tolemaica, raffigura il defunto con il nemes striato e tripartito sulla testa. Al di sopra è posta la spoglia di avvoltoio con le ali spiegate mentre dal nemes fuoriescono le grandi orecchie. La forte espressività di occhi e sopracciglia è sottolineata dal khol nero. Gli zigomi sono leggermente sporgenti, la bocca piccola con labbra semichiuse, il mento arrotondato. Al centro, fra le due falde del nemes sono raffigurati un occhio udjat (simbolo di prosperità e integrità) e uno scarabeo. Al di sotto la ricca decorazione prosegue con una grande collana usekh a molteplici giri di vaghi colorati con i due contrappesi modellati a testa di Horus. Un'interessante serie di fasce dipinte a cui può essere assegnato un valore di protezione per il defunto completano la decorazione: dall'alto la dea Maat (simbolo di equilibrio, ordine, verità) seduta a destra con le ali aperte a proteggere il defunto, una barca con Osiride al centro fra Horus e Ra, adorata dai babbuini, cui fa seguito la scena di Anubi dalla testa di sciacallo intento ad eseguire l'imbalsamazione del defunto stesso disteso su un letto a foggia di leone, affiancato da Iside e Nefti, divinità dell'oltretomba in atto di piangere il morto e offerte di cibo su pilastri; sotto si trova un uccello Ba (simbolo della parte divina, interamente spirituale, riconducibile alla personalità dell'anima) fiancheggiato dai quattro figli di Horus, poi due donne inginocchiate in atto di adorare lo scarabeo solare e infine, sui piedi, due colonne di geroglifici fra due sciacalli sdraiati su due naiskoi (piccoli o templi o sacelli, di solito in antis o prostili).

 
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