Antonio Soldini Chiasso (Svizzera), 1853 – Lugano (Svizzera), 1933
Busto in marmo bianco statuario raffigurante Ritratto di Guglielmo Tell ,firmato e datato sul retro: SOLDINI A. FECE MILANO 1883,cm 88 con piedistallo coevo
Esposizioni: Zurigo, 1883.
Guglielmo Tell è l'eroe leggendario svizzero per antonomasia la cui vicenda si colloca storicamente tra la fine del XIII ed il XIV secolo. Secondo la tradizione nacque e visse a Bürglen, a ridosso del massiccio del San Gottardo. Cacciatore abile nell'uso della balestra, il 18 novembre del 1307 si recò nel capoluogo regionale, Altdorf, e mentre passava sulla pubblica piazza, ignorò il cappello imperiale fatto fissare in cima ad un'asta dal balivo Gessler (l’amministratore locale degli Asburgo). Il cappello, simbolo dell’autorità, doveva assolutamente essere riverito da chiunque passasse e chi non s’inchinava rischiava la confisca dei beni o addirittura la morte. Tell non riverì il cappello e il giorno dopo fu citato in piazza; davanti a tutti dovette giustificare il suo agire e, in cambio della vita, il balivo Gessler gli impose la prova della mela che, posta sulla testa del figlioletto Gualtierino, avrebbe dovuto essere centrata dalla freccia della sua balestra. La prova riuscì a Tell ma, nel caso qualcosa fosse andato storto, Guglielmo nascose una seconda freccia sotto la giacca, pronta per il tiranno. Questo costò a Tell la libertà; fu arrestato e portato in barca verso la prigione di Küssnacht, ma riuscì a scappare e nascosto dietro ad un albero si vendicò uccidendo Gessler. Secondo la tradizione, venuto a conoscenza delle gesta di Tell, il 1 gennaio del 1308 il popolo insorse assediando i castelli e cacciando per sempre i balivi dalle loro terre, determinando così la liberazione della Svizzera originaria.
Soldini raffigura il busto dell’eroe romantico in posizione frontale con la testa lievemente voltata verso destra, il nobile volto, incorniciato da folta barba, lunghi capelli e cappello piumato, ha la fronte aggrottata e lo sguardo lontano e intenso a valutare la difficoltà della prova cui è stato chiamato. La mano destra stringe con fermezza la freccia sul cuore, mentre con la sinistra impugna uno degli apici dell’arco della balestra. Nella rarità delle opere note, l’inedito e potente busto in marmo dell’eroe svizzero è certamente esemplare della grande qualità della scultura di Antonio Soldini e della sua sperticata abilità mimetica, capace di suggerire nel marmo le differenti consistenze materiche: la leggerezza vaporosa della piuma, contrasta con la stopposità del feltro del cappello; l’incarnato politissimo e sensibile nell’individuazione di ogni minima variazione dei piani, è esaltato dalla controllata casualità della barba e della capigliatura, dove il trapano raggiunge finezze straordinarie. Le superfici vibranti mostrano poi quanto Soldini abbia compreso bene l’esempio di Vincenzo Vela inserendosi in quella generazione di scultori lombardi che preludono il fiorire della scapigliatura in ambito plastico. Esposta a Zurigo nel 1883, l’opera ottenne un grande successo, ma anche la critica di un anonimo recensore che sul “Giornale”di Zurigo rimproverava allo scultore di aver raffigurato l’eroe come “un aitante tenore della scala più che un gagliardo montanaro urano”.
Lombardo di formazione, dopo un breve soggiorno nello studio di Gilberto Buzzi a Viggiù, Antonio Soldini si trasferisce a Milano dove, sotto la guida di Lorenzo Vela, tra il 1873 e il 1881 studia all’Accademia di Belle Arti di Brera ottenendo premi e riconoscimenti nel 1873, 1874 e 1877. Terminati gli studi, per qualche tempo è attivo come modellatore e sbozzatore in marmo per gli scultori Pietro Magni, Pasquale Miglioretti e Odoardo Tabacchi. Autore di busti in gesso e in marmo, opere animalistiche e monumenti funerari a Parigi, Milano, Berna e Locarno, Soldini inizia la sua attività di scultore indipendente verso il 1880 e apre uno studio a Milano. Partecipa alle rassegne della Promotrice di Belle Arti di Torino dal 1884 («Selvaggina», bassorilievo in marmo), con un’opera poi ripresentata a Milano nel 1886. A Milano nel 1881 espone un «Ritratto d’uomo» e il «Ritratto del prof. Gorini» e a Venezia nel 1887 presenta un gruppo di «Selvaggina» in marmo. Espone anche a Londra nel 1888 («Natura morta») e ancora a Chicago nel 1893 e a Milano nel 1894 («Bagnante»). Tra le sue opere pubbliche, tutte in territorio svizzero, sono da ricordare i monumenti a «Stefano Franscini» (1890) a Faido, quello a «Plinio Bolla» (1898) a Olivone e quello a «Luigi Lavizzari» (1900) a Mendrisio. Almeno un cenno si deve anche alla sua intensa attività politica che, già nel 1877, lo porta a fondare a Milano la Società Liberale Ticinese, della quale diventa presidente nel 1887. Nel 1890 è alla testa dei rivoltosi che assalirono gli arsenali del castello di Bellinzona dando il segnale della “rivoluzione”. Da questo momento inizia la sua carriera politica, inizialmente come presidente della Federazione degli emigranti liberali, poi - tra il 1902 e il 1905 – come portavoce dell’estrema fronda radicale in Consiglio Nazionale ed in seguito in Gran Consiglio.
Alfonso Panzetta, scheda n. 23, in Ricerche di un antiquario.Dipinti, sculture, oggetti dal XVI al XX secolo, a cura di E. Busmanti M. Nobile, Bologna 2009.