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Dipinti antichi

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"Matrimonio mistico di Santa Caterina"

"Matrimonio mistico di Santa Caterina". Olio su tavola di quercia. Cm 64 x 49. Siglato sul verso "AE"

 

 

Il tema delle Nozze Mistiche di S.Caterina
ampiamente rappresentato in pittura, trova
qui felice espressione in una scena di sereno ed
intenso afflato religioso. La Santa spiritualmente
unita a Gesù Cristo in mistica unione
appare rappresentata in atto di ricevere l’anello
simbolo del suo sposalizio. Il bambino Gesù
rivolto verso una Madonna assorta che egli
rende consapevole, contribuisce a donare alla
sacra rappresentazione l’effetto di una intima
e serena scena familiare impreziosita appena
da uno scorcio di intensa e chiusa natura
boschiva, accesa nell’oro di arbusti colpiti da
tocchi di luce, e sulla quale per contrasto risaltano
le eleganti figure della Santa e della
Madonna dagli splendidi abiti guarniti d’oro.
Ed appare appunto tale la maniera del pittore
tedesco di Francoforte: Adam Elsheimer, ivi
allievo dapprima di Philipp Uffenbach e poi a
Venezia associato all’olandese seguace del
manierismo internazionale: Hans
Rottenhammer. Successivamente, attorno al
1600, il pittore appare documentato a Roma,
ove è noto che intrattenesse rapporti con numerosi
artisti olandesi ivi operanti, perfezionando
così la sua formazione artistica, come già avveniva
per molti di essi immigrati nel nostro paese
a studiare le rovine romane e la pittura italiana
dei grandi del rinascimento, ottenendo notevoli
consensi fino alla sua nomina a membro
dell’Accademia di S. Luca avvenuta nel 1606.
Tuttavia, egli non aveva mai perso la propria
iniziale formazione artistica germanica.
Uffenbach, infatti, possedeva una raccolta di
disegni di Grünewald sui quali anche l’allievo
doveva aver studiato ed aveva effettuato molte
copie di dipinti del Dürer, non ultima
l’Ascensione per la chiesa dei Domenicani di
Francoforte derivata pienamente dall’Altare
Heller del Dürer. Nello stesso modo, l’Altare
con scene della vita di Maria dell’Elsheimer
oggi al Deutsches Museum di Berlino, appare
richiamarsi anch’esso all’opera del pittore di
Nuremberg, palesando quel marcato legame
che appare possibile anche cogliere con l’opera
qui presentata. Tuttavia, l’arte dell’Elsheimer,
è sempre elaborata secondo una personale
visione che rivela la grande sensibilità dell’artista
ed il suo personale linguaggio.
Per le sue opere, generalmente di formato ridotto
e rare, egli già in vita godeva di ottima reputazione(
1), appunto per la singolare maniera di
rendere la rappresentazione in un rapporto serrato
tra ampio paesaggio e minuscola scena
concentrata, con la cura del particolare alla
maniera fiamminga unitamente all’adozione dei
forti contrasti della luce. Le scene poi trovavano
il loro pacato inserimento nel contesto della
natura infinita, grande madre ed opera divina.
La tavola deve essere riferita all’Elsheimer per
via della sigla che reca impressa sul verso e per
marcate assonanze stilistiche che si riscontrano
con altri lavori noti del pittore quali la Sacra
Famiglia col S. Giovannino della Gemaldegalerie
di Berlino (fig. 14/a) nella quale marcato appare
il richiamo tra la nostra Santa e la figura dell’angelo
posto sulla sinistra; come con la figura della
pia donna intenta ad osservare il sarcofago vuoto
nella Resurrezione di Bonn nella quale addirittura
sembra che l’artista abbia usato la medesima
modella della nostra S. Caterina.
Per quel che riguarda l’eventuale prototipo
iconografico al quale l’artista possa essersi
ispirato, verosimigliante appare il confronto
con la nota Madonna della Pera del Dürer del
1512 al Kunsthistorisches Museum di Vienna
(fig.14/b) che egli doveva aver conosciuto in
qualche modo, mentre decisamente rispondente
si rivela un disegno della S. Maddalena del
1515 dello stesso Dürer, dal quale la figura
della nostra Madonna appare dedotta
(fig.14/c), circostanze che confermano ulteriormente
come il grande maestro di
Nuremberg debba aver costantemente influenzato
l’opera elshemeriana.
Alcuni lavori dell’Elsheimer avranno ampia
diffusione in Europa essendo poi parzialmente
incisi dall’amico tedesco Hendrick Goudt col
quale egli aveva diviso casa a Roma dal 1604
al 1609 e che aveva ereditato molto materiale
dal pittore morto quasi in povertà.
Non appaiono note altre versioni del nostro
dipinto in raccolte pubbliche o private, ma
significativa appare la descrizione di sei inventari
romani eseguiti tra il 1619 ed il 1635 e
riferiti al pittore e probabile mercante di quadri
fiammingo Karel Oldrago o (Oldrado)(2)
morto a Roma nel 1619, ed ai suoi eredi, che
tra una moltitudine di dipinti conservati nella
sua abitazione comprende sei opere delle quali
alcune su rame, di mano dell’Elsheimer del
medesimo soggetto. Nulla esclude che la presente
tavola possa riferirsi ad una di esse.
(Antonello Governale)


1) Gio. Baglione Romano. Le Vite dei Pittori Scultori et Architetti. Roma MDCXLII. Ristampa Anastatica.
Bibl.Ap.Vat. 1995 pg.101. Adamo da Francoforte tedesco il quale in figurine piccole era eccellente Pittore... ed in
quel genere piccolo accompagnava si belli paesi che fatti del naturale accordavano assai con quelle figurine dal vivo
dipinte; e facevano mirabile armonia.... Non si vedono in pubblico i suoi lavori, perché operò poco, & in forma, che
nel pubblico haverebbe perduto.
2) Elizabeth Cropper and Gerda Panofsky-Sorgel. New Elsheimer inventories from the seventeenth century. The
Burlington Magazine august 1984 pag. 479. Nei sei inventari riportati, riferiti all’Oldrago ed eredi, eseguiti fra il 1619
ed il 1639, appaono citati 4 dipinti dal tema del Matrimonio mistico di S. Caterina; quello del 12 dicembre 1620 reca
la descrizione: una Madonna con Santa Caterina della rota senza cornice un palmo e mezzo in circa alto di mano
d’Adamo pitore.
fig14/b

 

(Le opere di cui ai riferimenti fotografici sono consultabili in "Dipinti Europei tra Collezionismo e Antiquariato" a cura di A. Governale e P. Carofano, Catalogo II scheda n° 14  , Casa Editrice Altamura, anno 1999)

Apollo e le Muse. cod. 3173

Dipinto raffigurante Apollo e le Muse, olio su tela 98x157 cm. Scuola francese verso 1650 entourage di NICOLAS LOIR

 Apollo e le Muse. cod. 3173

"Natura viva"Coppia di dipinti.

 

"Anatre, Pernici, Carpe e Serpente"
Olio su tela, cm. 73x99
"Pernici e Lepri assalite da un Cane"
Olio su tela, cm. 73x99

Questa originale coppia di dipinti su tela rappresentanti
volatili ed animali da caccia vivi, possono senz’altro
riferirsi al pittore fiammingo Joannes Hermans,
nativo di Anversa, che fu attivo a Roma nel 1656 e nel
1658 al servizio di Don Camillo Pamphilj Senior, per il
quale eseguì una grande tela ed altre trentotto più piccole
raffiguranti volatili vari, destinate ad ornare una
stanza del palazzo del principe che conteneva ben cinquantasette
dipinti su tale tema, che il nobile gli aveva
commissionato, probabilmente, per finalità didattiche
oltre che decorative.
L’individuazione del pittore Joannes Hermans col
“Monsù Aurora “ citato in documenti proviene da
ricerche del Safarik e di altri studiosi(1) ed è stata anche
confermata dalla sigla “JHF” (Joannes Hermans
Fecit) che uno di tali dipinti: Pernici reca (fig.25a),
prossimo anche ad altra tela: Anatre Assalite da due
Cani della medesima Galleria Pamphilj (fig.25b), di
dimensioni maggiori la quale era stata ridimensionata,
nel tempo, da interventi di restauro(2).
La perfetta rispondenza stilistica e compositiva
delle opere citate con le presenti tele, evidentemente
concepite in una analoga fase pittorica, che ritraggono
similari scene di animali in primo piano su un
fondale boschivo, non lascia alcun dubbio all’identificazione
anche in esse della paternità di Joannes
Hermans. Appare concordante, tra l’altro, anche la
risoluzione dei fondali con paesaggi boschivi, naturale
terreno di questi animali da caccia, come anche
le catene montuose ed i cieli corruschi illuminati da
tonalità rossastre che potrebbero, probabilmente,
farci comprendere il sopranome di “Aurora”ad egli
assegnato.
Evidentemente tale tipo di pittura dovette riscuotere
notevole successo, anche da parte di altri committenti
romani(3), e sarebbe anche lecito ipotizzare
che i presenti due dipinti potessero far anche parte
della stessa originaria commissione del Principe
Camillo Pamphilj, data la loro estrema similitudine
tematica.
Tale genere di pittura dovette aver avuto nella
città di Roma notevole successo, poiché in inventari
del secolo XVIII ne apparivano citazioni riferite al
secolo precedente ad opera di pittori fiamminghi ivi
operanti, che trovavano esempio, tra l’altro, nelle
gloriose opere del Rubens.

Note
1) E. Safarik, Chi è Monsù Aurora, in Scritti di Storia dell’Arte in onore di Federico Zeri, Electa 1984, II,(pp.718-7199), ha indicato
nel pittore Joannes Hermans il Monsù Aurora citato da G. Michel, Notes Biographiques sur Giovanni Paolo Spadino,in
Colloqui del Sodalizio s,II,6 1978-80, (pp19-34) che aveva individuato l’appartenenza di 38 dipinti commissionati al pittore da
Camillo Pamphilj nel 1657.
2) Presso la Galleria Doria Pamphilj di Roma sono conservate tre nature morte rappresentanti : Pernici, Ciuffolotti, ed Anatre
Selvatiche alle quali possono anche accostarsi scene di caccia con animali vivi della stessa galleria: Anatre assalite da due cani
ed Anatre assalite da un cane.
2) E.Safarik, 1984 cit.(p.719. nota 2) riporta che nell’inventario della collezione dei Principi Colonna del 1783, erano citati anche
“ Due quadri di circa sei palmi per traverso: Volatili ed Uccelli di Rapina, Monsieur Aurora, (Catalogo dei quadri e pitture
esistenti nel Palazzo Colonna in Roma, Roma 1783,8 (p.125, n.972). Inoltre dalla raccolta del Principe Tommaso Corsini,
inventario del 1808, provengono due Nature Morte con Uccelli, ora nella Galleria Nazionale d’Arte Antica a Roma cfr. D.
Bodart, Rubens e la pittura fiamminga del seicento nelle collezioni pubbliche fiorentine, Firenze 1977, (p.82) che recano la
vecchia scritta di Monsù Aurora sul retro. Vedi Safarik 1984 cit., (p. 719, nota 2).
La personalità artistica e l’opera di questo interessante
pittore del secolo XVII appare ancora al livello
iniziale degli studi, specialmente per quel che riguarda
la sua attività nelle Fiandre ove ad Anversa appariva
registrato presso la Gilda di S. Luca nel 1644-45 presso
Adriaen Willenhoudt e, pertanto, man mano che il
suo corpus si va arricchendo dell’identificazione di sue
opere sconosciute, la sua figura artistica va acquisendo
lentamente una dimensione sempre maggiore nel
campo della storia della natura morta del secolo XVII.
Ciò anche in considerazione del fatto che già dal
1653, anteriormente all’avvento della fondamentale
opera del pittore Abraham Brueghel, che iniziò
sistematicamente le grandi composizioni di fiori,
frutta ed animali, egli già a Roma eseguiva grandiose
scene di nature morte comprendenti anche figure
umane e fiori e frutti che preludevano l’avvento del
barocco.
(A. G.)
Bibliografia:
Inediti
141Scheda 25
JOHANNES HERMANS
detto “Monsù Aurora”
Anversa 1630 - Roma, notizie fino al 1665
Anatre, Pernici, Carpe e Serpente
Olio su tela, cm. 73x99
Fig.25.1
JOHANNES HERMANS
detto “Monsù Aurora”
Anversa 1630 - Roma, notizie fino al 1665
Pernici e Lepri assalite da un Cane
Olio su tela, cm. 73x99
Fig.25.2
Questa originale coppia di dipinti su tela rappresentanti
volatili ed animali da caccia vivi, possono senz’altro
riferirsi al pittore fiammingo Joannes Hermans,
nativo di Anversa, che fu attivo a Roma nel 1656 e nel
1658 al servizio di Don Camillo Pamphilj Senior, per il
quale eseguì una grande tela ed altre trentotto più piccole
raffiguranti volatili vari, destinate ad ornare una
stanza del palazzo del principe che conteneva ben cinquantasette
dipinti su tale tema, che il nobile gli aveva
commissionato, probabilmente, per finalità didattiche
oltre che decorative.
L’individuazione del pittore Joannes Hermans col
“Monsù Aurora “ citato in documenti proviene da
ricerche del Safarik e di altri studiosi(1) ed è stata anche
confermata dalla sigla “JHF” (Joannes Hermans
Fecit) che uno di tali dipinti: Pernici reca (fig.25a),
prossimo anche ad altra tela: Anatre Assalite da due
Cani della medesima Galleria Pamphilj (fig.25b), di
dimensioni maggiori la quale era stata ridimensionata,
nel tempo, da interventi di restauro(2).
La perfetta rispondenza stilistica e compositiva
delle opere citate con le presenti tele, evidentemente
concepite in una analoga fase pittorica, che ritraggono
similari scene di animali in primo piano su un
fondale boschivo, non lascia alcun dubbio all’identificazione
anche in esse della paternità di Joannes
Hermans. Appare concordante, tra l’altro, anche la
risoluzione dei fondali con paesaggi boschivi, naturale
terreno di questi animali da caccia, come anche
le catene montuose ed i cieli corruschi illuminati da
tonalità rossastre che potrebbero, probabilmente,
farci comprendere il sopranome di “Aurora”ad egli
assegnato.
Evidentemente tale tipo di pittura dovette riscuotere
notevole successo, anche da parte di altri committenti
romani(3), e sarebbe anche lecito ipotizzare
che i presenti due dipinti potessero far anche parte
della stessa originaria commissione del Principe
Camillo Pamphilj, data la loro estrema similitudine
tematica.
Tale genere di pittura dovette aver avuto nella
città di Roma notevole successo, poiché in inventari
del secolo XVIII ne apparivano citazioni riferite al
secolo precedente ad opera di pittori fiamminghi ivi
operanti, che trovavano esempio, tra l’altro, nelle
gloriose opere del Rubens.

Note
1) E. Safarik, Chi è Monsù Aurora, in Scritti di Storia dell’Arte in onore di Federico Zeri, Electa 1984, II,(pp.718-7199), ha indicato
nel pittore Joannes Hermans il Monsù Aurora citato da G. Michel, Notes Biographiques sur Giovanni Paolo Spadino,in
Colloqui del Sodalizio s,II,6 1978-80, (pp19-34) che aveva individuato l’appartenenza di 38 dipinti commissionati al pittore da
Camillo Pamphilj nel 1657.
2) Presso la Galleria Doria Pamphilj di Roma sono conservate tre nature morte rappresentanti : Pernici, Ciuffolotti, ed Anatre
Selvatiche alle quali possono anche accostarsi scene di caccia con animali vivi della stessa galleria: Anatre assalite da due cani
ed Anatre assalite da un cane.
2) E.Safarik, 1984 cit.(p.719. nota 2) riporta che nell’inventario della collezione dei Principi Colonna del 1783, erano citati anche
“ Due quadri di circa sei palmi per traverso: Volatili ed Uccelli di Rapina, Monsieur Aurora, (Catalogo dei quadri e pitture
esistenti nel Palazzo Colonna in Roma, Roma 1783,8 (p.125, n.972). Inoltre dalla raccolta del Principe Tommaso Corsini,
inventario del 1808, provengono due Nature Morte con Uccelli, ora nella Galleria Nazionale d’Arte Antica a Roma cfr. D.
Bodart, Rubens e la pittura fiamminga del seicento nelle collezioni pubbliche fiorentine, Firenze 1977, (p.82) che recano la
vecchia scritta di Monsù Aurora sul retro. Vedi Safarik 1984 cit., (p. 719, nota 2).
La personalità artistica e l’opera di questo interessante
pittore del secolo XVII appare ancora al livello
iniziale degli studi, specialmente per quel che riguarda
la sua attività nelle Fiandre ove ad Anversa appariva
registrato presso la Gilda di S. Luca nel 1644-45 presso
Adriaen Willenhoudt e, pertanto, man mano che il
suo corpus si va arricchendo dell’identificazione di sue
opere sconosciute, la sua figura artistica va acquisendo
lentamente una dimensione sempre maggiore nel
campo della storia della natura morta del secolo XVII.
Ciò anche in considerazione del fatto che già dal
1653, anteriormente all’avvento della fondamentale
opera del pittore Abraham Brueghel, che iniziò
sistematicamente le grandi composizioni di fiori,
frutta ed animali, egli già a Roma eseguiva grandiose
scene di nature morte comprendenti anche figure
umane e fiori e frutti che preludevano l’avvento del
barocco.
(A. G.)
Bibliografia:
Inediti

 

(Le opere di cui ai riferimenti fotografici sono consultabili in "Dipinti Europei tra Collezionismo e Antiquariato" a cura di A. Governale, Catalogo IV scheda n° 25 , Casa Editrice altamura, anno 2006)

Antonio Balestra - L' asina di Balaam

 

Dipinto olio su tela di cm.88 x 175 raffigurante " L'asina di Balaam" di Antonio Balestra (Verona 1666, Verona 1740), con cornice dorata e coeva al dipinto.

...Balaam allora si accorda con due inservienti per raggiungere Balak, ma un angelo cerca di impedirglielo. Alla fine l'angelo viene visto soltanto dalla asinella che Balaam sta cavalcando, che cerca di evitare l'angelo, invisibile a chiunque altro. Dopo che Balaam comincia a punire la ciuchina, che rifiuta di muoversi, riceve miracolosamente il potere di parlare a Balaam, e si lamenta del trattamento ricevuto da Balaam...

« Che ti ho fatto perché tu mi percuota già per la terza volta?». 29 Balaam rispose all'asina: «Perché ti sei beffata di me! Se avessi una spada in mano, ti ammazzerei subito». 30 L'asina disse a Balaam: «Non sono io la tua asina sulla quale hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse abituata ad agire così?». Ed egli rispose: «No». »
 
(Dialogo tra Balaam e la sua asinella, in Numeri 22:28)
 
...A questo punto, al mago Balaam è concesso di vedere l'angelo, che lo informa che la presenza dell'asinella è stata l'unica ragione che ha trattenuto l'angelo dall'ucciderlo una volta per tutte. Balaam immediatamente si pente, ma l'angelo gli ordina di proseguire verso destinazione...

 Antonio Balestra  - L' asina di Balaam

Sagrestani Figure dell'Antico Testamento

Coppia di dipinti olio su tela di cm. 61 x 81 ,attribuibili a Giovanni Camillo Sagrestani(1660-1731), pittore toscano XVII/XVIII secolo in ottimo stato di conservazione. Con cornici intagliate e dorate

 

 

 

 

 

 

 

 Sagrestani Figure dell'Antico Testamento

Coppia di dipinti piemontesi

Coppia di dipinti con cornice coeva

Area piemontese

Misure con cornice: 120 x 148 cm ciascuno

 Coppia di dipinti piemontesi

Coppia di dipinti piemontesi

Coppia di dipinti con cornice coeva

Area piemontese

Misure con cornice: 120 x 148 cm ciascuno

 Coppia di dipinti piemontesi

VAN BLOEMEN Sosta di cavalieri

VAN BLOEMEN Pieter detto lo Stendardo, nato ad Anversa nel 1657, morto nel 1720. Pittore fiammingo. Fratello di Jan Frans. Fu inizialmente allievo del pittore di battaglie Douw. Nel periodo dal 1674 al 1694 visse a Roma dove si specializzo nel genere delle battaglie. La sua tecnica è simile a quella di Wouwerman; come lui dimostra una grande abilità nel ritrarre figure di animali, soprattutto cavalli.

 

 VAN BLOEMEN Sosta di cavalieri

Giovanni Stanchi Coppia di nature morte

Coppia di importanti nature morte di fiori olio su tela attribuite al pittore romano Giovanni Stanchi detto Dei Fiori (Roma, 1608 – ca. 1675),

 Giovanni Stanchi  Coppia di  nature morte

olio su tela raf.moltiplicazione dei pani dei pesci.

 olio su tela raf.moltiplicazione dei pani dei pesci.

san francesco in estasi

scuola emiliana (fine '600-inizi '700)

San Francesco in estasi

olio su tela 45x35cm

 san francesco in estasi

scena di genere

Pseudo Marcuola

Giocatori di carte

olio su tela

 bibl di confronto: Pittura veneziana dal Quattrocento al Settecento, Studi di storia dell'arte in onore di Egidio Martini, 1999, pp273-275)

 scena di genere

ritratto nobildonna

dipinto con cornice originale laccata e dorata.

 ritratto nobildonna

"Loth e le figlie" Scuola francese XVIII secolo

Olio su tela

Coppa di tondini settecenteschi

Coppia di tondini settecenteschi raffiguranti scene di osteria con cornice coeva.Pittura su tavola.
Attribuiti a Paolo Monaldi (Roma 1725 - 1780).
Diametro 27 cm con cornice.

 Coppa di tondini settecenteschi

Dipinto raffigurante scena di contratto notarile

Venezia '700

 Dipinto raffigurante scena di contratto notarile

Coppia di dipinti raffiguranti scena di battaglia

 Coppia di dipinti  raffiguranti scena di battaglia

Dipinto olio su tela raffigurante paesaggio marino.

Dipinto olio su tela raffigurante paesaggio marino.

Dimensioni tela cm 174X73

 Dipinto olio su tela raffigurante paesaggio marino.

Piccolo dipinto su carta :S.Giovannino con cornice in legno dorato del '700

cod.4217/07

 Piccolo dipinto su carta :S.Giovannino con cornice in legno dorato del '700

Natura morta

Natura morta di fiori con animali e drappo rosso.

 Natura morta

Ritratto di nobildonna con frutta

 Ritratto di nobildonna con frutta

Bacco fanciullino

 Bacco fanciullino

Coppia di tempere

Coppia di tempere raffiguranti paesaggi con personaggi

 Coppia di tempere

Adorazione dei magi

 Adorazione dei magi

Madonna col Bambino

 Madonna col Bambino

Atelier di pittura

 Atelier di pittura

Roma: il Colosseo

 Roma: il Colosseo

Dipinto italiano.

Olio su tela di scuola italiana (fiorentina) databile al XVII secolo.Buono lo stato di conservazione.Le misure della tela sono:72x36cm.

 Dipinto italiano.

Antiquariato

Antiques