Dipinto olio su tela Baccanale |
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Baccanale. Olio su tela, cm. 37x47. Attr. Dirck van der Lisse (1586-1669).L’opera qui esaminata può essere attribuita al pittore olandese Van der Lisse, allievo ad Utrecht di Cornelis Polenburg dal quale ereditò, oltre alla componente stilistica, anche la predilezione per soggetti femminili nudi, quasi sempre immersi in paesaggi classici. Nel 1644 entrò a far parte della Gilda dei pittori dell’Aja e, nel 1656, fu uno dei fondatori della confraternita “Pictura”, divenendone quattro anni più tardi il borgomastro. Quest’iconografia può essere accostata a quelle dei dipinti del Van der Lisse presenti in diversi musei europei: baccanali, nife, satiri, figure mitologiche quali Diana, Atteone, Pan immersi in paesaggi verdi, spesso presso corsi d’acqua. Qui una monumentale fontana su più livelli, decorata con bassorilievi scultorei, festoni di frutta e foglie, mascheroni, lesene delimita lo spazio a sinistra mentre, dal lato opposto, un’ampia apertura paesaggistica conferisce profondità e luce all’intera composizione. Prati verdeggianti, colline e speroni rocciosi, chiome d’alberi ed il corso di un placido fiume scandiscono lo spazio fino all’orizzonte ove, profili montuosi azzurri si raccordano armoniosamente con le cromie bianche, azzurre e blu del cielo. In primo piano Diana, dea della caccia, seminuda, con i capelli raccolti dietro la nuca: l’arco e la faretra rossa poggiati sul terreno testimoniano il suo riposo dopo la caccia. Dietro di lei un satiro pare corteggiarla mentre, alcuni amorini, si affaccendano intorno alla base della fontana: tirano festoni di foglie e di frutta. In secondo piano, in movimento, giungono altri putti, uno dei quali sopra una capra bianca, alcune ninfe ed un satiro: suonano strumenti musicali alludenti ad una ritualità di tipo bacchico. Dirck van der Lisse permette così allo spettatore di immergersi gradualmente in una dimensione senza tempo, appartenente alla mitologia classica. Assai dettagliata la resa dei singoli particolari, dalle anatomie delle figure ai panneggi morbidi e movimentati intorno ai nudi. La gamma cromatica luminosa, elegante, conferisce preziosità all’intera composizione. |
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Battaglia navale di La Hogue 1692. Seguace di Benjamin West (1738-1820). Olio su tela, cm. 61x77Il dipinto venne realizzato tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento da un pittore a stretto contatto con Benjamin West, del quale doveva conoscere l’opera realizzata nel 1778 ed oggi esposta alla National Gallery di Washington, e della quale fornisce qui una variante. Il dipinto celebra lo scontro tra le truppe inglesi ed olandesi contro quelle francesi avvenuto per cinque giorni nel 1692, nelle vicinanze di La Hogue, al largo della costa settentrionale francese. In quell’anno Luigi XIV aveva tentato di ripristinare al trono d’Inghilterra Giacomo II, un re cattolico: ciò determinò la risposta degli inglesi che, con i loro alleati protestanti olandesi, attaccarono sul mare la flotta francese. Osservando il dipinto qui esaminato si possono rivivere fedelmente alcuni momenti di quello scontro sulle acque tempestose dell’oceano, sotto un cielo plumbeo per le nubi ed i fumi delle armi da fuoco. Sulla sinistra, in piedi sull’imbarcazione battente bandiera olandese, con la spada in mano ed il cappello piumato si scorge l’eroico vice ammiraglio George Rooke guidare le operazioni. Spari, marinai recuperati dalle acque, scontri sulle scialuppe, espressioni atterrite sotto i costumi militari evidenziano il tono descrittivo analitico e narrativo seguito dall’artista qui operoso. Tra i vari episodi raffigurati assai ironico appare quello relativo al soldato francese sulla destra, con la giubba blu e la spada alzata, che persa la parrucca appare così ridicolizzato nello scontro. Assai dettagliata, in senso documentaristico, la descrizione, oltre che delle truppe, anche delle navi impegnate nello scontro: i pontili, le lanterne, le statue decorative, i mascheroni, le bandiere forniscono una preziosa documentazione per la storia navale di quell’epoca. Vi appare anche l’ammiraglia The Royal Sun, affondata pochi giorni prima, ma qui rimessa a galla per meglio simboleggiare la sconfitta francese. |
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"Natura morta"dipinto ad olio su tela raffigurante "Natura morta con frutta". Attribuibile a Bartolomeo Castelli, detto lo Spadino, (1695-1738) |
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Olio su tela cornice coeva, raffigurante Madonna incoronata con Cristo e Padre Eterno, prima patina e buono stato di conservazione, Alto Veneto |
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Edicola del XVI sec.Edicola policroma con stucco raffigurante Madonna con Bambino della scuola del Rossellino. Toscana, XVI sec. |
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olio su tela . 600ercole e onfale , animato , epoca prima metà del 600 . restaurato perizia e certificazione di autenticità L125 X 88 |
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Madonna con Bambino |
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dipinto raffigurante "Baccanale" |
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Paesaggio architettonico con figure Epoca XVIII secDipinto ad olio su tela raffigurante " Paesaggio architettonico", scuola emiliana, epoca XVIII secolo. Ottimo stato di conservazione. |
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Bellissima coppia di nature morte ovali |
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paesaggiopaesaggio con cavalieri in una campagna romana |
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natura mortanatura morta con fontana |
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San Francesco riceve le stimmatedipinto su tela con cornice coeva raffigurante San Francesco che riceve le stimmate . |
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Madonna del latte olio su rame XVIII secoloBel ramino con raffigurata la Madonna del latte. Olio su rame del XVIII secolo. Cornice del XX secolo Dimensioni ramino 12,5x16,7 cm. |
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Cerchia di Giroalmo da Santa Croce ( 1485-1556). Madonna col Bambino e San Giovannino.Olio su tavola, cm. 41x49.La composizione raffigura un modello iconografico classico della bottega dei pittori da Santa Croce, artisti di origine bergamasca, dal nome derivante dal piccolo borgo in Val Brembana, prevalentemente impegnati in opere religiose di tradizione belliniana durante la prima metà del Cinquecento. Dinnanzi ad un’apertura paesaggista, ove sui profili ondulati dei monti si possono scorgere in lontananza alcuni edifici, separato da un panneggio, si trova il fulcro della rappresentazione: il gruppo della Vergine col Bambino e San Giovannino. I colori vivaci, tipici della tradizione lagunare, sono associati ad una resa della realtà diretta, priva di ogni idealizzazione e legata alla cultura lombarda presente nelle opere di questa bottega di pittori, operosi sia per la committenza lagunare sia per quella bergamasca. Tale opera evidenzia perciò, al di là del corretto mestiere pittorico, un’ingenua ma sincera poesia. La gestualità, la leggera rotazione dei corpi, gli sguardi reciproci evidenziano un dialogo diretto tra loro: la Vergine, rivolta verso il figlio, con una mano lo benedice mentre con l’altra sembra proteggere il San Giovannino. Quest’ultimo evidenzia chiaramente, come richiesto ad opere spesso associate ad una devozione privata, i propri attributi, la croce con la scritta ECCE AGNUS DEI e l’agnello, elementi derivanti dal quarto Vangelo (1,36): |
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Dipinto raffigurante scena di genereAttivo a Roma dal 1628 al 1638 |
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"Madonna con Bambino"dipinto ad olio su tela, raffigurante "Madonna con Bambino", cornice coeva al dipinto. Emilia |
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Coppia di Dipinti raffiguranti allegorie dei sensi.Olio su tela, cm. 150 x 116.Cornici coeve cm 170 x 140. Iscrizione su retro tela con monogramma e data: B.A.1692 |
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"il cavadenti" Bambocciante romanoLa scena raffigurata in questo dipinto, olio su rame, in cornice dorata, è dedicata al mestiere del cavadenti, genere pittorico dei Bamboccianti, che rappresentavano episodi realistici, piccole scene della vita quotidiana nella Roma del 600. Misure dipinto cm 34,5 x 23,2 Misure della cornice cm 49,5 x 38 |
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IL MARTIRIO DI S.AGATAIL DIPINTO OLIO SU TELA, RAFFIGURANTE S.AGATA VISITATA DA S.PIETRO IN CARCERE, E' ATTRIBUIBILE AL MAESTRO SENESE FRANCESCO RUSTICI (SIENA 1595-1626). SUL RETRO DEL DIPINTO E' PRESENTE UN BOLLO IN CERALACCA CHE DOCUMENTA L'APPARTENENZA A FERDINANDO RE DELLE DUE SICILIE; POTREBBE TRATTARSI DI UNA DONAZIONE PERVENUTA AL SOVRANO NAPOLETANO NELL'800 O AL PASSAGGIO DELL'OPERA STESSA ATTRAVERSO GLI UFFICI DI ESPORTAZIONE DELL'ALLORA REGNO DELLE DUE SICILIE. |
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PAESAGGIO CON PERSONAGGIIL DIPINTO OLIO SU TELA ,ESEGUITO NELLA SECONDA META' DEL '600, E' ATTRIBUIBILE AL MAESTRO NAPOLETANO BARTOLOMEO TORREGIANI (NAPOLI 1673- ?) PER LA TRAMATURA DELLA TELA, LA PREPARAZIONE PITTORICA E LA MANIERA DI ESECUZIONE . LE OPERE DEL MAESTRO SI TROVANO IN DIVERSE COLLEZIONI PRIVATE ITALIANE. |
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SCENA CON PERSONAGGI POPOLARIIL DIPINTO OLIO SU TELA E' STATO ESEGUITO VERSO LA FINE DEL '500. TOVIAMO MOLTO SPESSO QUESTO TIPO DI SCENA NELLE OPERE DI VINCENZO CAMPI (CREMONA 1536-1591) QUINDI TRATTASI SICURAMENTE DI UN ALLIEVO O DI UN PITTORE "VICINO" AL GRANDE MAESTRO. |
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PENDANT DI DUE "NATURE MORTE"I DUE DIPINTI RAFFIGURANTI VASO ISTORIATO CON TULIPANI,NARCISI,GELSOMINI , TROMBONI E VILUCCHIO TRICOLORE SONO OLIO SU TELA 'SICURAMENTE STATI ESEGUITI NELLA SECONDA META' DEL XVII SEC. MOLTO PROBABILMENTE DA ATTRIBUIRE ALLA BOTTEGA DI NICCOLO' STANCHI MA REALIZZATI DA ANGELO STANCHI ,IL PIU' GIOVANE DEI TRE FRATELLI, (ROMA 1626-NOTIZIE FINO AL 1673 ca.). A CONFERMA DI QUESTO ESISTE UN PARERE SCRITTO DEL PROFESSORE LANFRANCO RAVELLI. |
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Natura viva. Olio su tela, cm. 69x49. Attr. Christian Wehrin, secolo XVIII.Assai elegante appare la struttura compositiva su più livelli di quest’opera settecentesca d’origine piemontese, probabilmente di mano di uno tra gli artisti impegnati nella decorazione, con motivi ornamentali legati al mondo della natura, delle residenze sabaude: fiori, frutti ed animali vivi o morti caratterizzavano con cromie splendenti le pareti degli ambienti di corte. Artisti quali Michele Rapous, Anna Caterina Gili, Christian Wehrlin dipinsero così Palazzo Madama, la Palazzina di caccia di Stupinigi, i castelli della Venaria e di Moncalieri, le ville di collina. L’opera qui esaminata può essere attribuita proprio a quest’ultimo pittore, specializzato dopo il 1750 in scene di volatili, erbe acquatiche e anatre realizzate per le sovrapporte dell’Anticamera dell’appartamento di Levante della palazzina di Caccia di Stupinigi. Analoga risulta la resa della pernice e del fagiano, qui particolarmente eleganti nella torsione delle pose e vivaci nella resa del piumaggio. I volatili, seppur in posa, evidenziano nella vivacità dello sguardo, colpito dal colpo di luce, un naturalismo immediato e vivo. Due beccacce, dal morbido manto bianco, con i grigi tenui sfumati lungo il collo e le ali puntiate, appaiono sospese sulla superficie d’acqua. Un ramarro in primo piano ed una lucertola in secondo tra le rocce assistono alla scena, conferendo, seppur mimetizzati tra i verdi della vegetazione, un senso narrativo alla composizione. Le rose fiorite e quelle in procinto di sbocciare ingentiliscono ulteriormente la natura viva rappresentata, conferendo quei toni di grazia e delicatezza assai graditi al gusto raffinato della committenza nobiliare settecentesca. |
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Donna con fioridipinto ad olio su tela, raffigurante "Donna con fiori" |
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Gouache fiamminga Veduta di porto XVIII secGouache fiamminga. Epoca XVII secolo |
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Attr. Charles Verdier (1651-1730). Scena mitologica. Olio su tela, cm. 81x101.L'opera qui esaminata può essere attribuita alla mano del pittore francese Charles Verdier (1651-1730), artista di formazione classicista e dalla tavolozza cromatica assai ricca e preziosa. Sulla destra del dipinto compare Diana, dea della caccia, personificazione della castità: impugna alcune frecce mentre altre sono raccolte nella faretra rossa; la accompagnano il cane in primo piano ed il cervo, legati al tema della caccia. La falce di luna posta sulla capigliatura raccolta la identifica come dea lunare, così come il fascio luminoso circolare alle sue spalle. Magnifica la decorazione del carro sul quale si trova: bassorilievi dorati raffiguranti vestali romane, festoni vegetali, preziosi gioielli incastonati ne caratterizzano la superficie lucente. Al centro della rappresentazione, barbuto ed alato, appare il Tempo, figura maschile che sostiene e rapisce la Giovinezza, rappresentata come una giovane fanciulla addormentata, incoronata con in fiori ed abbandonata tra le sue gambe. L'opera, dalla complessa iconografia allegorica, evidenzia lo stile elegante e classicista di Verdier, uno degli allievi favoriti di Charles Le Brun che lo apprezzò soprattutto per le sue qualità disegnative, coinvolgendolo in vari cicli decorativi. Tali caratteristiche possono essere rintracciate in questa composizione, resa ulteriormente piacevole dalla vivacità dei colori, in particolare il rosso acceso ed il blu intenso dei mantelli. |
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